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1月30日 L'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del reggaeE anche oggi ho raggiunto l'opportuno stato d'alterazione per scrivere. "Pare che non si scriva se non in momenti di alterazione", mi ha detto gentilmente qualcuno, e io ho sottoscritto con una punta di imbarazzo; che più che "una punta" era il monte Fuji, date le circostanze, ma questi son dettagli: effettivamente non c'è volta in cui abbia scritto in un placido moto di tranquillità, ma tant'è; pare che, senza una minima dose di agitazione, l'inchiostro nelle mie vene ristagni, e io sia a rischio di trombosi letterario-comunicativa. Diciamo quindi che sono un'esagitata per questioni di forza maggiore: nulla dies sine linea per chi vuole imparare a scrivere, e io indefessamente voglio. ![]() Chiedo espressamente di essere martoriata, vessata e dileggiata, se questo mi permetterà di mettermi in gioco. Dio, ti prego, se esisti, batti un colpo =__= Anche un ruttino, in questo caso, andrebbe bene: non vado tanto per il sottile, basta che non mi scoperchi il tetto di casa. Non sono disposta a farmi allontanare se non a forza di calci nei denti. Non basteranno lunghissime sedute di psicologia inversa a convincermi che questo non sia quello che voglio fare davvero. Perchè io assolutamente voglio, e nessuno può anche solo scalfire questa mia convinzione. Se non sarà pane per i miei denti, voglio che sia il muro di cemento armato contro cui, consapevolmente, mi dovessi scontrare, a farmelo capire. E anche allora, per sicurezza, mi sfracellerò il viso contro l'intonaco. Fino ad allora non mollo la presa. Fino a che non avrò provato, non potrò mai dire che questa non sia la mia strada. E fino ad allora tenterò, e poi tenterò ancora. Piccolo trampolino di lancio o spesso muro in cemento, non ha importanza: la cosa importante è iniziare: è vivere per poterci riprovare. E' darsi al 1000%, è arrivare a sera distrutti, è stare alzati di notte a lavorare per il proprio sogno. E' fare parte di qualcosa, è partecipare attivamente al consorzio umano delle energie lavorative, è dare concretezza alle proprie aspirazioni. Non più un "vorrei", ma un "io faccio". Non più un "credo che sarei tagliata per", ma un "io mi muovo verso quello che voglio diventare". Sono disposta a scomodare tutte le religioni e le leggi del cosmo pur di iniziare, pur di concludere: figuriamoci se mi spaventa l'idea di essere insistente. E non ho intenzione di passare per mendicante: il mio sarebbe un darsi in toto, e non darsi all'accatonaggio. Quello che mendico è una possibilità, e la mendico con l'umiltà di chi sa di quale preziosa merce si tratti, ma con la determinazione di chi assolutamente vuole. E quando chiedi e devi far capire che la tua non è una preghiera, ma un canto gregoriano polifonico, che la tua non è solamente una speranza... perchè ti sei tirato dietro tre rosari, due crocifissi, un santino di Padre Pio, una statuetta del Buddha, una madonnina in plastica piena di acqua di Lourdes, un rametto di ulivo benedetto la pasqua scorsa, 25 cornini napoletani e pure una treccia d'aglio con dei proiettili d'argento massiccio (sai mai) per scongiurare ogni rifiuto, quando, dicevo, devi far capire che il tuo non è entusiasmo, ma è proprio il sangue nelle vene che ti pompa al ritmo del Canone di Pachelbel e non ci puoi fare nulla, ecco, in quei momenti ti senti il viso trasfigurato dalla tensione. Prego il mio Dio di non aver fatto una di quelle mie espressioni proverbiali che mi escono in maniera involontaria, a metà tra la strafottenza e la più bieca minaccia. A un certo punto il mio mantra era diventato "tira giù quel sopracciglio, tira giù quel sopracciglio, tira giù quel sopracciglio", ma lo stronzo non dava retta. Che nervi. Mi si attorcigliano proprio i muscoli facciali, sob. Non è colpa mia se lo fanno in maniera poco simpatica, dannazione. Ad ogni modo, ho lasciato al mio diario il resoconto dei postumi di questa esperienza. Postumi parecchio devastanti, direte voi, tenuto conto che si è trattato di chiaccherare un quarto d'ora con una persona cordialissima, ma se non do un tocco di colore, sapete, o miei 2 fidi lettori, che non sono contenta, sicchè gioite della mia teatralità, brindate alla mia salute e fatela finita!, il tragicomico trapela dalla mia cute in maniera spontaneamente osmotica, che ci posso fare? State tranquilli che quando si tratterà (se mai si tratterà) di qualcosa di serio e concreto, non ne saprete nulla. A voi racconto solo le boiate. E quando non sono boiate, sono in codice. Pivelli. 1月28日 Edvard Munch e il calcetto notturnoQuesta notte ho avuto gli incubi. Dario mi ha abbracciata, ma io sognavo di qualcuno che mi torturava, e gli ho assestato una tallonata nello stinco. Cose che succedono. Di sicuro sono innocua rispetto all'ex-ragazzo sonnambulo di una mia amica: sognava spesso di giocare a calcetto, e, dopo averla presa ripetutamente a calci, aggiungeva pure "YES! HO FATTO GOAL!", e poi ripiombava nel sonno come se niente fosse stato. Una volta la mia amica mi disse di aver provato a svegliarlo, esasperata, dopo una delle sue solite performance calcistiche tra le lenzuola, e che questi, ad occhi semiaperti, l'aveva abbracciata e le aveva detto "Dai amore, sorridi!, che è una foto per lo sponsor". Lei dice che tra loro è finita perchè "erano troppo diversi", ma io le ricordo sempre che non deve affatto giustificarsi con me, poverina, e che non tutte le donne sarebbero state così coraggiose da prestarsi ogni notte in qualità di pallone di cuoio per amore del proprio compagno. A volte aggiungo che in fondo le è andata pure bene che Davide fosse solo un calciatore e non un thai-boxer, ma lo dico solo per vedere la faccia che fa quando, ripensando quei momenti, si prende la faccia tra le mani tanto da ricordarmi "L'urlo" di Munch. Edvard Munch "Debora ripensa alle notti con Davide" 1893 Ho perso l'appetito: da giorni non mangio come si deve, e non mi pesa. Chi mi conosce si preoccupa. La mia bilancia, invece, esulta, e mi dice che peso finalmente una cosa giusta. Io rimango indifferente: pilucco distrattamente un pò di verdura, e mi sento subito sazia. Non ho voglia di sedermi a tavola, non ho voglia di preparare da mangiare, rifuggo tutte le cose che mi sanno di "pesante" perchè mi sento già pesante di mio. Oggi è uno di quei giorni in cui il pensiero ricorrente è: nasciamo nudi, umidicci e affamati. Poi le cose peggiorano. E in più è domenica. Che Dio abbia pietà della mia anima. 1月25日 Il romanticismo in una tazza di tèMa che cosa me ne faccio, ancora, del "romanticismo"? Questa voglia di "col tuo petto sopra il mio petto, Andarcene, non vuoi?". No che non voglio. Come rispose Nina a Rimbaud: "Dimentichi il mio ufficio." Queste extrasistole nel sentirlo parlare, questa continua attesa, questo ti telefono o no -ti telefono o no- io non cedo per prima mi telefoni o no -mi telefoni o no- chissà chi vincerà Lo diceva anche la Nannini che questo amore è una camera a gas. Davvero: io non ci respiro più. Non lo sopporto più, il romanticismo. E' soffocante. Piuttosto, prendiamoci un tè insieme, come due veri britishgentleman. "Dammi dello zucchero, beibi. Lo vuoi un limone? Vuoi inzupparci il biscotto?" ... Ohssignur. Niente tè'. Facciamo così: ci mettiamo seduti ognuno nel proprio angolino, e ascoltiamo insieme della musica classica. Il romanticismo passa, le scalmane pure, e subentra la sobrietà. Ossì. ![]() 1月24日 La bella lavanderinaFai un salto. Sorriso di lama, il suo.
Fanne un altro. Col canino che sa di sfida. Fai una giravolta. A presto la resa dei conti.
Falla un'altra volta.
Mi tocca sopportare fino ad allora. Guarda in su.
E' fastidioso.
Guarda in giù.
E' fastidioso comunque. Dai un bacio a chi vuoi tu.
Allora, poi, eccheccazzo! ![]() 1月20日 E', ah...un attimo così indiano, così roditoreVoglio solo che ti perdi, non ti chiedo quanto resterai… no: né promesse né ricordi, non è quello, oh no, lo sai: un minuto per averti un saluto quando te ne vai poi quando passa questa notte come un sogno passerai... Che domani è tardi che adesso è sì sì per come mi parli tu...perché siamo qui? è questione di sguardi è, ah… un attimo così, così magnetico così, così Senti come si colora questa notte che poi mai più senti cosa si respira vorrei dirti, eh… vorrei... che tu... non sarà per una sera che domani ancora noi... che domani torni che va bene così tu, per come mi parli tu... perché siamo qui? è questione di sguardi è, ah... un attimo così, così lunatico così, così fantastico così, così Nessuna resistenza nessuna pietà ci arrendiamo all’evidenza e alla voglia di libertà è un giorno di vacanza o cosa sarà ma adesso vieni adesso sono qua E’ questione di sguardi ..oh no, oh no tu, per come mi parli è questione di sguardi è, ah... un attimo così, così magnetico così, così lunatico così, così.. oh no Che domani torni (domani torni) che va bene così (va bene così) che domani torni che va bene così sì per come mi parli tu... perché siamo qui è questione di sguardi è un attimo così, così, così, così ("Questione di sguardi"-Paola Turci) Reperita fortunosamente, cercava di mimetizzarsi, non si sa bene come, in mezzo ai successi più strazianti dei Pearl Jam. I miei ciddì casarecci sono sempre stati dei fricandò: improbabili accostamenti di vari generi musicali, messì lì, a mia personalissima discrezione. Con questo cd credo, però, di aver toccato l'apice dell'impertinenza: sedici canzoni dei Pearl Jam a cui fanno compagnia la succitata "Questione di sguardi" e, udite udite: "L'astronauta" di Filippo Stragà. Forse qualcuno se la ricorda: "L'amore è un astronautaaa.. *pappà* la vita è un'astronautaaaa *pappà* mia nonna è un astronautaaaaa *pappà*". Che bei momenti di deficienza adolescenziale. E' bello ritrovare per caso questi antichi reperti, gloriose reliquie di quando ancora si facevano "i compiti in classe". P.S: stasera sono stata a mangiare al ristorante indiano, e credo che i miei esotici desideri non si faranno vivi per un bel pò, dato che sono tutti morti annegati in una salsa alla menta&formaggio che non sta dando tregua alle mie interiora. E' una buona mezzora che il mio pancino fa "Blo, Blo, Blo", e mi ricorda tanto mia madre quando si incazza e parlotta tra sè. P.P.S: meditavo che se il mio criceto fosse un essere umano, sarebbe Michael Jackson. Per chi se lo stia domandando: no, non li fa gli urletti. E, no, non fa neanche il moonwalk (anche se sarebbe apprezzabile). Il punto è che la sua gabbia sta alle gabbiette normali come Neverland sta a un normale appartamento: ha pure dei tubi fosforescenti che entrano ed escono dalle sbarre, manco fosse un parcogiochi, porcogiuda. Già vesto i panni della madre spaccamaroni e gli dico che ai tempi del suo predecessore non esistevano ancora le gabbie con i tubi, e che lui è un criceto fortunato. Lui mi guarda e si gratta un orecchio. Secondo me ha capito benissimo, ma fa lo gnorri. E' tutto sua madre 1月15日 La scena inedita de L'Esorcista e meInvitata a partecipare al catenone di S.Antonio "scrivi cinque cose che non si sanno di te", e odiando io questo genere di burlesche imposizioni che vertono sull'umana superstizione (e qui mi do pure un tono), decido di riportare solo un aneddoto, essendo superstiziosa solo per 1/5; in compenso vi metto la namberuan della mia topfaiv, ovvero il fattaccio certamente più sapido. Ebbene: da piccola ballavo per casa con un secchiello da spiaggia in testa. Appena mia madre metteva nel mangiadischi una compilation come Fivelandia o Bimbomix, mi infilavo in testa un secchiello da spiaggia e ballavo, oscillando avanti e indietro, facendo dei giri su me stessa lungo il corridoio di casa. Non vedevo nulla, e andavo logicamente a sbattere da tutte le parti, ma i miei genitori, gente semplice e pia, ovviarono al problema comprandomi un secchiello da spiaggia trasparente. Ingegnosi, non trovate? Avrebbero potuto portarmi direttamente alla neuro, ma sono pur sempre la loro unica figlia. Il delirio del secchiello finì quando vidi indosso al mio cugino adolescente il suo luccicante casco da moto: integrale, tutto rosso e nuovo di pacca. Spalancai la mia boccuccia a forma di cuore in un'espressione di stupore, dissi "Cacco!", come a sancire la mia esaltata presa di posizione, e fu subito amore: i miei compresero, ma mi dissero che dovevo accontentarmi del secchiello da spiaggia trasparente .A tutto c'è un limite: già un secchiello da spiaggia era abbastanza insolito, ci mancava solo il passaggio di livello al casco integrale per assecondare la mia precoce psicosi e legittimare quella parte di me che aspirava a fare la stuntwoman da grande. Pensate che tutta la faccenda è saltata fuori in maniera comica qualche anno fa, mentre, per caso, mi stavo guardando un filmino inedito di quando ero bambina in compagnia dei miei genitori. Non a caso era rimasto "inedito" fino ad allora, dico io. Logicamente mio padre filmava tutto quando ero piccola, figuriamoci questa stranezza: nel filmato inedito c'erano, infatti, almeno dieci minuti buoni in cui ballavo in casa *a Bologna* con un secchiello *da spiaggia* in testa. E io, che non ricordavo nulla di questa mia.. chiamiamola stravaganza, via! -"devianza" non sarebbe carino-, trasecolai con un un ultrasuono del tipo: "Ma... papà! mamma...! MIODDIO...! ma che cosa sto facendo?! Ma quello è un secchiello da spiaggia!"Ci sono cose di noi stessi che non vorremmo mai scoprire in questo modo, credetemi. P.s: mi domando come i miei genitori gestissero questa mia passione per il secchiello. A parte il fatto che vedere un bambino che ti gira per casa con un secchio in testa è un'immagine talmente grottesca che nemmeno ne l'Esorcista. (Oddio: il regista ci aveva pensato, ma la scena con la bambina che cammina con un secchio in testa fu tagliata dalla versione ufficiale perchè troppo inquietante. Al posto di quella sequenza ci misero la famosa scena delle scale, in cui la bambina cammina come un ragno a testa in giù: decisamente più soft. Però, se siete degli appassionati, la sequenza del secchiello si trova nella versione integrale, ne sono certa.) Ma poi... quando i miei invitavano gente a casa come facevano? "Ehm... Ho appena visto una bambina passare con un secchio in testa" "Oh, non farci caso. E' mia figlia. U__U" ... 1月13日 Io, elettrodomestico bovinoSono in piena estasi creativa: se non fosse per l'obbligatorio prelavaggio nella nullafacenza a cui segue un ammollo nel totale rigetto dell'utile, potrei dirmi anche produttiva. E invece no: quando partorisco qualcosa dalle velleità artistiche, inevitabilmente mi trasformo in un suppellettile, in un inutile pigliapolvere: non faccio niente che possa distogliermi dalla mia opinabilissima illuminazione, e mi trasformo in un mangiapane a tradimento, in una piccola piaga sociale. Che poi definirsi "piaga" sarebbe già darsi troppa importanza: diciamo una crosticina, una piccola escoriazione, un attacco di cacarella; comunque sia, in periodi come questo, non mi azzardo a contaminare la mia sublime folgorazione con qualcosa di mondano, profano o pratico, col risultato che la casa diventa una specie di stalla, e io il bovino che vi rumina placido al suo interno. Un bovino di quelli piccoli. Ma non si può avere tutto dalla vita!, e io mi accontento di funzionare anche così, a momenti alterni, come uno di quei vecchi elettrodomestici che i nostri nonni non hanno la forza di buttar via perchè sono vecchi quanto loro, e che funzionano una volta sì e una no, diciamo che dipende dal caso. Cosa vi credete, piccoli stolti? Anche quel genere di oggetti ha una propria funzionalità! Forse non ci avete mai fatto caso, ma i nostri nonni ci parlano spesso a tuPertu, e per loro costituiscono una sorta di tombola casareccia. Funzionerà la grattugia elettrica? Mah. Chissà se sarò fortunato stavolta, o se dovrò provare a convincerla con le buone. Sono piccole emozioni anche quelle. ![]() Mia nonna, ad esempio, parlava spesso col suo tritatutto. Essù, dai. Non fare così. Coraggio! Poi lo minacciava. Guarda che se non funzioni anche stavolta, giuro che ti caccio in dal rasc!*, socmel ben! (Da notare il passaggio all'utilizzo del dialetto come prova inconfutabile dello stato alterato). *rasc=rusco=pattume L'epilogo, chiaramente, poteva essere drammatico (e quindi coronato da un tripudio di imprecazioni dialettali), ma c'era anche caso di assistere a degli happy-end con tanto di appassionate riconciliazioni: ebbravo lui, che non mi abbandona mai. Che non ce n'è nessuno come lui. Non li fanno più così, sai Arianna? ... Sì, nonna, sì. Ogni volta, quando me ne tornavo a casa mia, pensavo sollevata che mia nonna non fosse poi così sola, dato il suo profondo legame col tritatutto. Poi un giorno realizzai che avere un rapporto così passionale con un elettrodomestico non era propriamente indice di una sana socialità. Preoccupata, la andai a trovare più spesso. Ma da quando l'ho vista fare la corte al forno nuovo e ho conosciuto di persona le comari con cui fa salotto abitualmente, ho capito che tutte le emozioni di una autentica zdora bolognese in pensione sono normalmente racchiuse tra le quattro pareti della cucina, e che l'ostinata visione di Beautiful tingerebbe di passione&ridicolo chiunque. ...E poi è sempre meglio avere un grande amore, anche passata l'ottantina. E un tritatutto può essere più emozionante di certi uomini. Se non altro, ti aiuta in cucina. 1月3日 Hugh Jackman, il nostro più alto senso del bene, E.T. e meTra poco vado a vedermi The prestige, e ho già tutti gli ormoni che cantano in coro "felicità!". Non so a voialtre pupe, ma a me Hugh Jackman fa un certo effetto. L'altro giorno mi sono guardata L'uomo senza sonno e ho rivalutato quel bietolone di Christian Bale: ma vediamo come se la cava stasera, il ragazzo. Questo è il primo post del 2007, e voglio inaugurarlo con una frase non mia: il nostro più alto senso del bene conosce ogni futuro possibile. Tutti gli OGM a cui l'ho riportata mi hanno risposto che è una frase troppo difficile per dei tuberi, perciò la butto qua, nel mio cantuccio innevato, ai miei fidi lettori, enumerabili sulle dita di mezza mano di E.T. (...perchè E.T. aveva solo 4 dita, vero?, di cui una si illuminava pure. Ed ecco perchè nessuno capiva che voleva tornarsene a casa sua: quando indicava lo spazio, tutti guardavano il suo dito luminescente. Come nel proverbio: E.T. era il saggio che indicava la luna, e il gli altri, poveri deficienti, guardavano il suo dito. Pensate che panico!, pensate al suo sconforto!, pensate che figura barbina abbiamo fatto agli occhi dei nostri amici venuti dall'astroignoto! Circondato da mentecatti che fissavano il suo dito, E.T. decise pure di darsi all'alcool. Oh, io me la ricordo così... ma non è una storia un pò troppo drammatica per propinarla a dei bambini?......... Mah! Ohhhhh! Mi è finalmente passato il quarto d'ora! Ugooooooo: arriiiiiivoooooooooo!!!) |
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