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1月27日 Il colabrodo esistenzialeSchiaffeggiata da depressione e panico, alla fin fine, dopo giorni, fa capolino il leggendario istinto di sopravvivenza. Quella cosa che ti dice che il fuoco non va toccato, che sporgersi da un dirupo è pericoloso, che tapparsi in casa con le tapparelle sigillate ermeticamente per tre giorni consecutivi boicottando contatti e alimenti non migliora il tuo già precario stato di salute. Quindi si coglie la mamma al balzo quando questa ti offre una rimpatriata nel nido genitoriale, qualche carezza e un pasto caldo (come ai barboni), e si ha persino il coraggio di ingollarsi qualche droga legalizzata per dormire un pò, ergo lavarsi i capelli e girare un pò per il centro. Oggi il BuonDio offre un cielo quasi azzurro e qualche grado centigrado in più, una cuccagna inaspettata per tutti noi, artitrici e freddolosi bolognesi, abituati ad un cielo che qualcuno ha giustamente definito "espressivo come un blocco di ghisa". E poi ci sono i saldi. Alcuni negozi sono aperti anche la domenica. Mi compro un pò di libri, qualche maglietta, un vestito, un impermeabile. Le endorfine iniziano a riprodursi, funziona così: le donne comprano, e producono endorfine. Chi l'ha detto che i saldi non fanno la felicità? Perdonate il cambio repentino di umore, la catarsi e il disfattismo, ma lasciatemelo dire: nessuno ci salverà. Cosa significa? Buh, forse che avrei bisogno di prendermi un cane per sentirmi meno sola. Poi però chi si alza al mattino per fargli fare pipì? Il grande complesso mi sta schiacciando, come sempre. La sensazione che le persone che amo non contraccambino con la stessa partecipazione. E' il complesso più grande che ho. Peggio di quello del naso storto. Questa paura intercostale che mi vagisce dentro e arpeggia coi miei nervi. E quando da vagito diventa sirena, i nervi tesi a mò di corde sintetiche iniziano a rompersi uno per uno, la memoria fa cilecca nel ricordare l'ultima volta in cui mi sono sentita bene, il calendario non segnala nessuna prossima occasione di momentanea felicità, allora penso davvero che sia arrivato il momento di dire che la mia vita, indubbiamente, fa schifo. Poi guardo la bella casetta in cui vivo, penso ai miei famigliari, sempre presenti e in salute, ai tanti amici persi di vista ma rintracciabili, al mio discutibile ma forse realizzabile sogno professionale, penso a tutte queste cose, dicevo, e a quel punto mi sento pure stronza per averlo solo pensato, che la mia vita faccia schifo. Mi rincantuccio con un grugnito in un angolo del letto, come una iena che molli l'osso al leone, e pianto il muso a me stessa perchè insomma, ne ho anche un pò le balle piene di quella parte di me che mi ricorda sempre dei poveri bambini africani. Quindi faccio pubblica ammenda e lo scrivo qui. Che ai posteri venga pure tramandato che alla veneranda età di 25 anni ancora avevo a che fare con problemucci da emo-girl senza manco il ciuffone nero corvino a certificarne la qualità. Ordunque: cambiamo pure discorso e passiamo da emo-sfogo a emo-sfogo con l'agilità di un petauro volante:
"Se l'asino non vuole bere, è inutile fischiare", dicono a Palermo. Se non funzionano nemmeno bastone e carotina Bonduelle, però, non mi resta che piazzargli un bel calcio nel culo, a 'sta bestia. O no? E insomma. La mia vita non farà schifo, però sembra un colabrodo. Appena sistemo una perdita, mi fa acqua da un'altra parte. Ma è mai possibile? Se ti stai chiedendo quale sia la tua parte in questa emergenza idrica, sappi che sì, chiunque tu sia, se te lo stai chiedendo hai certamente contribuito pure tu a forellarmi le staffe. Quindi prendi subito quel cazzo di cellulare, componi il mio numero e dimmi immediatamente che mi ami tantissimo e che vuoi rimediare: hop, hop, coraggio! ... Beh, sei ancora lì? Groan. ...nell'attesa mi butto sul letto a guardare la tivù. Che ho pure un mega pacco di patatine (il che è una certezza confortante). |
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