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10月28日

Lamento eroico


Ho un alveare al posto del cervello. Piccole apine che entrano ed escono dalle mie orecchie, con le loro canottierine a strisce gialle e nere.
Nel delirio, ho pure pensato di fare ricorso a Maria de Filippi e al suo C'è Posta per Te: una bella letterona di "accuse e scuse senza ritorno", tante lacrime e un abbraccio catartico davanti a tutti gli italiani medi, in prima serata.
Mi sono indignata, disperata, rammaricata, pentita, accusata, crocifissa, perdonata, incazzata, e oggi non lo so più, cosa provo.
Non posso far nulla, ma anche scrivere nel privato-pubblico del blog è già troppo, e forse non dovrei.
D'altra parte, o scrivo o scoppio, quindi facciamo di necessità virtù e lanciamo nel silenzio della rete un ultimo appello.
Forse ha ragione chi classifica questi miei latrati di dolore su internet come degli "sfoghi egoistici che mettono i miei sentimenti davanti a quelli di ogni altra persona a cui dico di voler bene".
Forse "voler bene significa anche sapersi mettere da parte o esiliarsi del tutto dalla vita delle persone che ce lo chiedono".
Forse "scrivere sul blog significa usare un trucchetto da furbetto del quartierino per continuare a fare di testa propria".
Non lo so. Non sono parole mie, ma un pò mi convincono. Vorrei solo chiudere l'alveare, spegnere il cervello, fermare i pensieri, le preoccupazioni, le ansie, i sensi di colpa, la paura dell'abbandono.. e augurare una buona vita, lontano da me.
Non ho mantenuto tutte le mie promesse, ma la più importante non l'ho disattesa, perchè io sono qui, io ci sono, io aspetto, io chiamo, io tendo la mia piccola, piccola mano, ancora una volta.
E De Andrè canta...

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai"...

Passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
ma dove, dov'è il tuo amore? ma dove è finito il tuo amore?

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
ma dove dov'è il tuo cuore? ma dove è finito il tuo cuore?


E tu aspetta un amore più fidato
il tuo accendino sai io l'ho già regalato
e lo stesso quei due peli d'elefante
mi fermavano il sangue
li ho dati a un passante.

Poi il resto viene sempre da sé
i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati
io mi dico è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati






10月26日

Coscine di pollo


Un tempo avevo un privilegio, con cui oggi non parlo e che non stringo mai.
Spesso lo sogno, e gli scrivo parole di grandi autori: faccio suonare insieme tutte le canzoni che abbiamo condiviso, per sentirlo più vicino.

Lui forse non legge quello che scrivo, ma comunque gli arriva la mia musica. E se pure la musica, un giorno, non sarà più sufficiente a tenerci in contatto, allora mi basterà spegnere tutto e starmene zitta. Le nostre promesse risuonano ancora, nel silenzio.

Mi consola sapere che tra 50 anni, a Dio piacendo, potrò ancora distinguere la sua voce, tra le tante che avranno attraversato la mia vita. E potrò riascoltarla mentalmente, ossessivamente, fino a prendere sonno, come la ninnananna delle coscine di pollo.


Fate la nanna coscine di pollo

la vostra mamma vi ha fatto il gonnello

e ve l'ha fatto con lo smerlo intorno

fate la nanna coscine di pollo



10月16日

talk to me, show some pity


“È molto bella l'immagine di un proiettile in corsa: è la metafora esatta del destino. Il proiettile corre e non sa se ammazzerà qualcuno o finirà nel nulla, ma intanto corre e nella sua corsa è già scritto se finirà a spappolare il cuore di un uomo o a scheggiare un muro qualunque.

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo”

Oceano Mare - Alessandro Baricco

Lost like a child he leaves me


E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome.
E tu viaggi, ridi, vivi, o sei perduto, col tuo ordine discreto dentro al cuore.
Ma dove, dov'è il tuo cuore? Ma dove è finito il tuo cuore?


Hotel Supramonte - Fabrizio De Andrè


10月13日

We met that night, when the sea ran high...


Oggi ho rincorso uno sconosciuto lungo la strada, credendo che fossi tu.
Trafelata, l’ho chiamato con il tuo nome, appoggiandogli la mano sul braccio.
Per qualche secondo ancora, quello sconosciuto demoniaco ha continuato a indossare la tua faccia.
Noi due, tu e io, in quel momento ci siamo guardati dritti negli occhi, potrei giurarlo, e io ero incredula che tu mi stessi guardando senza riconoscermi.
Solo il sorriso imbarazzato di lui ha come rotto l’immagine che portava sul volto, svelando un’identità estranea, e io mi sono ritrovata improvvisamente con la mano sul braccio di uno sconosciuto.
Quanto vorrei potermi rivedere, sapere che faccia ho fatto in quel momento… quando ho capito che la mia voglia di vederti mi aveva portata a leggere, in ogni evidente differenza, una somiglianza tale da giustificare la mia illusione, la mia speranza di incontrarti, almeno per caso.
“Scusa, sei proprio identico a una persona che conosco”, gli ho detto.
Balle. Non ti somigliava nemmeno.
Ma come sia possibile che per qualche istante, e a distanza ravvicinata, un estraneo portasse addosso i tuoi occhi di bambi no, il tuo naso, la tua bocca, proprio non me lo spiego. Non senza provare tenerezza.