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11月26日

La vita è breve, la speranza fragile: entrate. Arde il lume: fino a che fa luce, beviamo, amici. (Klagenfurt, Austria, inciso su un bicchiere)


CORPUS HABET TERRA
ET PALLIDA MEMBRA SED ILLINC
EXIT AETHERIUS SPIRITUS
ASTRA PETENS

La terra custodisce il corpo
con le sue pallide membra
ma di lì è uscito lo spirito eterno,
diretto alle stelle

Con un tonfo sordo e immobile, ti accorgi con fastidio che la tua vita prosegue, che per te non è ancora finita.

Quando qualcuno muore, si dice sempre che porti via con sè una parte di noi:
a me l'ha aggiunta.

Curioso come certe persone non possano che continuare a dare, anche quando se ne vanno per sempre.

A completarmi c'è un dignitoso dolore, così intimo da farmi compagnia,
a farmi forza l'amara certezza che in questo momento sono sola con lui.

Tutti siamo destinati a non esser più, ma il fatto stesso che certe persone siano state è la più magra e la più profonda delle consolazioni;
perchè l'averle incontrate ci sarà di spunto, averle conosciute d'esempio e ispirazione, averle amate di conforto, ed essere state corrisposte da loro ci causerà la più grande delle grate sofferenze che ci accompagneranno, urlando in sordina, d'ora in avanti, quando le penseremo.

Piangiamo la sua assenza, godiamo del suo ricordo, ridiamo all'eco delle sue battute. 

Siamo sopravvissuti per caso o per destino: ci sia di monito la sua mancanza, il vuoto fitto che lascia, per non sprecare mai più un'occasione di vivere come ha vissuto lui, di pensare e parlare come lui faceva.

A ognuno di noi, che siamo degli avanzi, delle tenaci rimanenze di un legame che è stato interrotto, funga da sobrio compagno il proprio dolore;
e a lui che ci ha lasciati, lasciamo a nostra volta il nulla più, il silenzio, l'assenza del bene e del male, l'inesplorato, il ritorno che non fa male.

Addio. E tu, chiunque tu sia, sta' sano. Non fui. Non sono. Non ne so nulla. Non mi riguarda.

(iscrizione funeraria romana)


11月21日

Hi, Dracula


Oggi trovo autoironico salutarvi all'ammeregana, ovvero con le stesse sillabe che ho ripetutamente spolmonato stamani non appena ho aperto gli occhi:

HI! (Che, tradotto per l'occorrenza, sta semplicemente per AHI!!!!)

Chi mi ha augurato qualche accidente negli ultimi tempi, infatti, sappia che i suoi malefici influssi sono infine pervenuti alla mia persona sotto forma di una terrificante paralisi alla parte superiore del corpo manifestatasi in data odierna, ore 8 e 30 del mattino, tramite quei lancinanti dolori che qualche ottimista, inebriato dal profumo della vita, sdrammatizza definendoli "torcicollo".

Torcicollo un accidenti, cari i miei maniaci del "non è niente"!
L'ho avuto anche io il torcicollo: è come una secca percossa sul collo quando lo si muove.
E io non ho il torcicollo.
Io non riesco a muovermi dalle scapole in su, che è diverso.

Cari i miei buontemponi: se per caso vi accorgeste, nel tentativo di spegnere la sveglia, che l'incredibile Hulk vi sta martellando il coppino con una mazza chiodata approfittando dell'oscurità, e che, una volta accesa l'abat-jour e nascostosi l'incazzoso gigante, l'uomo invisibile porta avanti con impareggiabile solerzia il compito del suo verde compagno, sareste altrettanto sornioni?
Se vi accorgeste all'ora della colazione che in qualunque posizione riusciate a contorcervi non vi resta che rassegnarvi alla comodità che trovereste su un letto da fachiro, trovereste la questione così esilarante?

Ebbene:
mi sono sollevata tentando di fare della parte superiore del corpo un blocco unico, a braccia incrociate sul petto, come solo Dracula nell'uscire dalla sua bara saprebbe fare.
Così ho pure dato lo spunto al mio infaticabile infermiere per affrettarsi a reperire la canzone "Dracula Cha Cha Cha" affinchè, mentre io mi fossi eserciata nella sacra arte dell'alzarsi da letto senza muovere collo,spalle&braccia, potesse risuonare l'allegro motteggio: Dracula! Dracula! Dra! Cha-Cha-Cha! Vampiro dal nero mantello! Perchè non ti succhi un bel pollo! E lasci le donne campar! Cha-Cha-Cha.

Un altro giorno così, ragazzi, e al prossimo Halloween ci arrivo con un numero da levitazione vampiresca perfezionato al dettaglio.

Tempo di prendere fiato tra un imprecazione e l'altra, e telefono alla mamma, non ricordo se per chiedere consiglio o se per farle affrettare le pratiche del testamento.
Mi consiglia una punturina di antinfiammatorio.
Dove?, le chiedo io.
Sul popò, mi risponde lei.
Eh, no.
Sul popò no, mi spiace: o direttamente in vena o niente.
E poi io l'ago nella carne lo voglio veder arrivare, e non sentirmi punzecchiata a sorpresa.
Da certe masochistiche condizioni non si può prescindere, nossignore.
E... a chi dovrei affidare la siringa?
Al mio uomo cuor di leone?
Lo stesso che devo trascinare per un orecchio alla visita di controllo dal dentista e che teme l'oculista come il diavolo?
Già me lo immaginavo esistare curvo sulle mie chiappe, brandendo la siringa con lo sguardo invasato del Mel Gibson di Braveheart e la mano ferma di Papa Wojtyla nei suoi ultimi sermoni.
Mi avrebbe spezzato l'ago di sicuro.
Così ho scelto il male minore, ovvero: le supposte.
L'ultima l'avevo presa a sei anni, e, devo ammettere, me lo ricordavo meno traumatico.
Però, posso dire? Da quando le ho prese sto un filino peggio.
Ma come è possibile?!
Cioè: io sto tutto il giorno con dei mini-dirigibili bianchi
(essì, perchè le ho osservate ben bene prima di inserirle: sembrano proprio dei dirigibili)
sperduti su per il culo e il dolore manco mi passa?
Bah.
So solo che ho perso le lezioni all'università, e, quel che è peggio, la mia consueta oretta di AEROOOOBICA.
Anzi, sapete che vi dico?
Che secondo me questo è un segnale divino, uno scherno dell'Architetto: "Così impari a fare aerobica! Tu sei progettata per scrivere cazzate su internet! Piantala con l'aerobica che sei pure ridicola!".
Mi permetti una parola, caro il mio Demiurgo di serie b?
Potevi farmi maschio direttamente, no?
Così giocavo a calcetto e non c'avevo nemmeno le mestruazioni.

Di buono c'è che volevo vedermi "Time", l'ultimo film di Kim Ki-Duk, e, chissà come , mi sono ritrovata a vedere un film svedese che esordiva leggendo la prima pagina di un "Trattato sulla copulazione" con in sottofondo il Rinaldo di Handel.
L'ho trovato talmente pittoresco da proseguire nella visione, e non me ne sono pentita: la storia è quella di un ragazzino e della sua relazione amorosa con l'insegnante, triste moglie di un alcoolizzato.
Il regista è un tale Winderberg, vincitore del festival di Cannes nel '69, e il film in questione è intitolato "Passioni proibite".
A volte bisogna anche assecondare il caso, via.






11月16日

L'AEROOOOBICA (Io, pavone)


Mi ero promessa che il prossimo scritto non sarebbe stato lamentoso e premestruale: così ne ho dovuti sopprimere almeno una decina, e sono assente dal mio blog da quasi un mese.
Cocciuta come sempre, coerente per una volta, scrivo oggi perchè sto bene: tralasciando qualche patetico tentativo di rovinarmi la giornata non andato a segno, posso certificare il mio buonumore.
Mi scuso con quei pochi perdigiorno che si dilettano nel leggere le troiate che scrivo: immagino di esservi mancata come un callo sul tallone a cui, dopo mesi che se ne sta lì, quasi ci si affeziona.

Ho deciso di sacrificare un pò del tempo che solitamente impiego a spulciarmi le orecchie (e chi mi conosce sa che per me si tratta di una vera e propria attività, come per le scimmie) per fare un pò di movimento.
Mi sono iscritta nella palestra sotto casa, e mi sono dedicata a quel genere di attività in cui madre natura, quando mi creò, decise di darmi parecchi malus. Trattasi dell'AEROBICA. Quel fenomeno di psicosi collettiva che porta le donne a saltellare nei modi più ridicoli, tutte insieme, davanti a una parete a specchio. A ben vedere, credo che madre natura me la proibì proprio, l'AEROOOBICA.

Già il fatto di dover saltellare, dato il mio seno, mi causa ogni sorta di disagi: dal quasi soffocamento in fase di discesa gravitazionale, all'imbarazzo di dover gestire questa inutile generosità ballonzolante che, diciamocelo, fa molto poco "aerobica" e decisamente "ammasso di grasso convenzionalmente ritenuto non deplorevole"; se visto a fianco del fisico asciutto e tonico della mia insegnante, infatti, il mio seno sembra una specie di deformazione genetica, un'ulteriore manifestazione della mollezza e dell'ipotonia del mio fisico.

Aggiungeteci il mio metro e ottanta (diviso due) di altezza, et voilà: un hobbit tettuto che saltella a ritmo di qualche ritmo latino.
Se mi mettessi a gridare "Padron Frodo!" e mi facessi le orecchie a punta con un pò di silicone, almeno darei spettacolo.
Invece così rimango a saltellare, costretta a osservare la deficienza delle mie stesse movenze riflessa nello specchio davanti a me: che se non mi vedessi e non fossi costretta a sorbirmi questo vergognoso spettacolo, magari mi scoraggerei di meno!
La mia insegnante, seppur visibilmente mossa a compassione dalle mie penose performance, non si è ancora decisa a suggerirmi di tornare nella Terra di Mezzo, sicchè io metto radici in palestra come una mangrovia: col tempo migliorerò.
Per il momento mi osservo, imbarazzata dalla mia stessa incapacità, divertita da matti dalla mia cocciutaggine, inebriata dalla stupidissima sensazione di dedicarmi ad una attività che possa dirsi femminile.
"No, alle sei non posso, ho un impegno: sono in palestra a fare AEROOOOBICA." rispondo io a bocca larga, sillabando compiaciuta quella parola in modo che mi si sciolga in bocca lasciando il suo dolciastro sapore da Galatina Sperlari.
Mai provato prima.
Io faccio AEROOOOBICA.
Sapere che faccio AEROOOOBICA è la massima credenziale che posso dare riguardo la mia sessualità, ancora più che mostrare le pudenda (che sarebbe anche poco igienico).
Quando dico che "Faccio AEROOOOBICA" in realtà sto gonfiando e facendo girare la mia ruota di pavone: "Sono femmina! Lo vedi quanto son femmina?".

Mi verrebbe voglia di violentarmi del tutto e comprarmi una bella pantacalza rosa confetto e un enorme fiocco rosso da mettere in mezzo ai capelli!, così... giusto per sentirmi un vero e proprio travestito, o una brutta pin-up anni 50 U__U