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3月31日 Troviamoci là. A Casalpusterlengo.Ho traslocato di qui. Avevo bisogno di cambiare un pò aria, e anche il mio cantuccio innevato iniziava a essermi stretto. Non ho ancora finito di portare tutti i miei scatoloni nell'altro blog, e inizio a credere che, tutto sommato, non importa poi che abbandoni del tutto questo spazio. Posso sempre usarlo come magazzino, dopotutto è pieno di ricordi. Non voglio lasciare troppe tracce di questo periodo, non me la sento, non qui dentro. Niente di drammatico, forse solo un pò imbarazzante: perciò mi sono assentata, messa dignitosamente in standby. Verrò qui nei momenti di cauta serenità, come questo, per riportare qualche aforisma, foto, brano o scemenza, fino a che la tempesta non sarà passata, poi deciderò se continuare l'esperienza qui dentro, o da un'altra parte. Insomma, mi autocensuro, o forse ho solo voglia di starmene di più da sola. Ho finito di leggere "Opinioni di un clown", e ora provo quel senso di ingrata sazietà, di insoddisfatta pienezza, che si prova quando finisci troppo velocemente la pietanza migliore del pasto. Quando ti accorgi che hai consumato senza accorgertene la cosa più buona che passava alla tua tavola quella sera. Che l'hai buttata giù tutta in un colpo, distrattamente, e la senti lì, nella tua pancia, maledizione, è scesa giù e non te ne sei nemmeno reso conto. Che se avessi saputo che dopo c'era solo del cavolo in insalata, ti saresti goduto di più, avresti centellinato di più quei bocconi, avresti impastato di più la lingua. Forse dovremmo, forse dovresti. Quanti casi a sviscerarsi, quante eventualità, quanti rimedi. A distanza di mesi, ho ancora la testa ovattata, e amareggiato scuoto la testa all'impossibilità di trovare asilo in una qualche soluzione. Non voglio credere di essere stato per te una qualche malformazione dell'amicizia, un amore abortito con coscienza: ti vergogni ora, pensando al tuo seno nella mia mano? E in quale mano potrebbe trovare riparo quel corpicino di femmina, così femmina, così gracile, se non nella mia? Mi hai guardato dentro, mi hai trovato interessante, hai amato una parte di me, quella più difficile da amare, e hai deciso, tuttavia, che potevi farne a meno. Che dovevi farne a meno. Perchè non sempre le cose possono andare come vorremmo, e ci sono gli "impedimenti oggettivi" su cui scervellarsi con quei "forse dovremmo". Quando più avevo bisogno di sentirmi completo, accettato, accolto, ti sei spogliata di me, come di un'altra esperienza. Quando più avevo bisogno di credere di poterti avere, di riuscire ad averti del tutto, ti sei negata. Basito, sono rimasto a boccheggiare, in superficie, come un pesce nell'acqua marcia. Allo stesso modo in cui io declinai a mia volta l'affetto di chi non sapeva affascinarmi, tu mi hai rifiutato. Masticato e poi sputato. Sono stato un bolo, e tu una cagna. Avrei voluto dirtelo, gridartelo, avrei voluto odiarti per avermi assaggiato e poi messo da parte come una pietanza insipida, ma dopo averti vista nuda, dopo averti vista piangere per me, dopo averti vista gracile e dolce, non ne ho avuto le forze. Davvero ti addolorava farmi soffrire, davvero avresti pianto con me, per me, per giorni ancora, e io non potevo ignorarlo, perchè quello era l'unico amore sincero che mi portavi, e io non potevo, non potevo ignorarlo. Sarei rimasto abbracciato a te a piangere ancora un pò. E solo questa mia forma di strambo contegno da clown mi ha salvato dall'umiliazione di mendicare ancora affetto da te, che prima mi amavi. Quanto mi sono abbruttito, da quando mi hai lasciato. Non mi sono mai trovato bello, tranne quando stavo con te; ecco, posso dire che, quando stavo con te, avevo un buon rapporto con il mio corpo: il mio corpo era accettabile, era migliorabile, quasi piacevole. Perchè tu, che sei così bella, lo accettavi, e io di conseguenza. Ora sono tornato alla mia condizione originaria di bruttino che si piace a momenti alterni, consapevole di avere un proprio perchè, di essere un tipo fra tanti, ma principalmente insoddisfatto e noncurante, troppo particolare, troppo speciale e avvilito. A pensarci bene, no, non mi piaccio affatto. Dove sei adesso? Ti importa sapere che vivo ancora? Certo che sì: tu sei così buona, davvero mi vuoi bene. Ora sarai a Roma, con Zupfner. Sicuramente mi pensi, sicuramente ripensi a quella volta che ho vomitato e ridi ancora. Quanto abbiamo riso, quel giorno. Io puzzavo come un animale, e tu non sei mai stata così premurosa, così comprensiva e divertente. Dove sono finiti quei giorni, Maria? E l'ultimo giorno, a dirmi addio, perchè quella cattiveria di bambina? Se fosse stata una cattiveria da donna adulta, sarebbe più facile farmene una ragione. Ma tu fai male, e non te ne accorgi. Seduci, ma lo fai inconsapevolmente, distrattamente; e allo stesso modo ferisci, con la stessa, serena ed incauta leggerezza. Mi fai del male, ma non vorresti: io lo so, che non vorresti; ma poi alla fine ti ritrovi lì, col pugnale dalla parte del manico, quasi per caso, e sempre per caso decidi che, ormai che ce l'hai, puoi anche vedere di che colore è il sangue. Affondi la lama, e porti via ogni traccia di te dall'appartamento di Bonn. Ragionandoci, mi rendo conto che le tue lacrime, quelle lacrime che io credevo così misericordiose, così generose e caste, quelle lacrime che tu mi elargivi per compassione, perchè sei buona e cara e ti addolorava vedermi soffrire, in realtà erano lacrime di colpevolezza. Erano lacrime di pentimento, Maria, perchè sapevi che avresti potuto risparmiarmi tanto dolore, e non lo avevi fatto. Piangevi della tua crudeltà, ti scocciava scoprirti così inequivocabilmente coinvolta, così immorale. Avresti dovuto lasciarmi quel giorno, in albergo, a Berlino. Sei una cagna, Maria, e ora le tue mani non si scalderanno più nelle cavità delle mie ascelle, come uccelli nei loro nidi. Non ho bisogno della tua cattolica misericordia, non voglio fare più "la cosa" con te, e se ancora vorrei farlo, sarebbe per il solo "desiderio della carne", come dite voi cattolici: per farmi male, e abbandonare la mia deplorevole monogamia. Una monogamia consacrata all'amore sbagliato, a quella che credevo essere la mia metà, e invece era solo la mia rovina. Ti ho cercata quando avrei dovuto perderti, e gli uccelli, adesso, sono senza un nido. Fanculo!, Maria era una poveretta. Una di quelle persone allo sbando che fanno atto di proteggerti con il loro ombrello di insicurezze aperto al centro del tuo salotto, incuranti del fatto che sei superstizioso e che tu l'ombrello aperto in casa non ce lo vorresti proprio. Toh. Ma ha avuto quello che si meritava. P.S: I bambini sono fatti così: quando non trovano soddisfacente il finale di una storia, se ne inventano subito un altro in cui credere. Io non sono più una bambina, ma sono alta uguale, perciò faccio la stessa cosa. Ringrazio quanti, in questi giorni, mi hanno detto che "Quel brano di Boll che ho riportato è proprio bello", giacchè si tratta del finale del romanzo riscritto da me (gentile da parte vostra scambiarmi per un Nobel per la letteratura, non lo dimenticherò, XD). Per tutto il romanzo, la figura di Maria rimane impunita, esentata da ogni sfumatura di rancore, e non mi pareva nè umano nè giusto. In questo senso "Ha avuto quel che si meritava": grazie al mio irriverente ritocco, non è più idealizzata o giustificata, e io mi consolo così, con il mio finale su misura :D "A presto" o "a mai più", non si sa ancora. 3月10日 Cantico antiemeticoGuardo il mio corpo dall'alto, e lo vedo cavo. Mi immagino come un recipiente vuoto, e mi vedo il fondo. Fa schifo, non crediate. Come antiemetico uso questa (e, bene o male, funziona sempre): Ho licenziato Dio gettato via un amore per costruirmi il vuoto nell'anima e nel cuore, le parole che dico non han più forma né accento si trasformano i suoni in un sordo lamento mentre fra gli altri nudi io striscio verso un fuoco che illumina i fantasmi di questo osceno giuoco Come potrò dire a mia madre che ho paura? Chi mi riparlerà di domani luminosi dove i muti canteranno e taceranno i noiosi? Quando riascolterò il vento tra le foglie sussurrare i silenzi che la sera raccoglie? Io che non vedo più che folletti di vetro che mi spiano davanti che mi ridono dietro come potrò dire a mia madre che ho paura? Perché non hanno fatto delle grandi pattumiere per i giorni già usati per queste ed altre sere? E chi, chi sarà mai il buttafuori del sole? Chi lo spinge ogni giorno sulla scena alle prime ore? E soprattutto chi e perché mi ha messo al mondo dove vivo la mia morte con un anticipo tremendo? Come potrò dire a mia madre che ho paura? Quando scadrà l'affitto di questo corpo idiota allora avrò il mio premio come una buona nota. Mi citeran di monito a chi crede sia bello giocherellare a palla con il proprio cervello cercando di lanciarlo oltre il confine stabilito che qualcuno ha tracciato ai bordi dell'infinito. Come potrò dire a mia madre che ho paura? Tu che m'ascolti insegnami un alfabeto che sia differente da quello della mia vigliaccheria (Fabrizio De Andrè- Cantico dei drogati) Chiaramente la mia situazione non è grave quanto lascerebbe intendere questo post, e sicuramente troverete un pò esagerato ricorrere a "cantico dei drogati" in una condizione che non contempli quantomeno un suicidio allargato, ma io Fabrizio me lo sorbetto con dolcezza, alle prime avvisaglie di malessere, come uno di quegli sciroppi per bambini che hanno un sapore quasi buono nonostante le nostre papille gustative ora preferiscano il tartufo alla chewingum, e che quasi ci dispiace non avere la tosse più spesso per potercene ingollare ancora un sorso in modo legittimo. 3月7日 Arrivederci, parassitoneA voi che mi chiedete privatamente aggiornamenti sul parassitone, sappiate che quest'ultimo si è presentato alla porta carico di doni, contravvenendo alla regola numero uno del parassitaggio, che ordina la scroccheria spudorata & picchi di acida irriconoscenza. Ha esordito timidamente, dicendo che "voleva contribuire al suo mantenimento, dato che sono tanto gentile da occuparmi di lei in assenza del suo uomo" e ha quindi posato sul tavolo di cucina un sacchetto della coop, come potrebbe fare Babbo natale col sacco di juta ricolmo di doni, e ne ha estratto, nell'ordine: a) una confezione di insalata "scaduta SOLO oggi", b) un mezzo barattolino di sugo con calamari da consumare ENTRO E NON OLTRE IL GIORNO SEGUENTE, c) e una confezione di panna da cucina (di quelle che scadono dopo anni, ma comunque anch'essa prossima alla scadenza) perchè-tanto-lei-non-la-usa. Dopodichè si è lasciata cadere, sfinita da questo insolito slancio di generosità, su una sedia della cucina, pronunciando la frase d'ordinanza: "Ho fame. Che c'è da mangiare?" C'è poi da dire che quando se ne è andata, ponendo fine prematuramente al periodo di parassitaggio concordato, Dario ne è rimasto molto deluso: "AH. E così te ne vai prima del tempo. Ma la prossima volta non ti riprendiamo più, sai?" Il parassitone ha sgranato gli occhioni color oliva e ha sillabato, col labbro tremolante: "...Perchè?" E lui: "Cosa credi? Vai e vieni... ma questa casa non è un albergo!!!" ... Neanche quando Ridge scacciò Brooke Logan da casa Forrester. Signori miei, pensateci bene prima di adottare un parassitone: sono piccoli e carini, hanno magari la buffa prerogativa di parlare sempre e solo di sesso (come il mio) e di temere gli squali anche in piscina, ma sono mooolto impegnativi. 3月4日 Il parassitone è tra noi.Una volta al mese, la mia casa vanta la presenza del cosiddetto "parassitone". In assenza del suo ganzo, la Fede si trasferisce a casa mia. Io mi prendo cura di lei: le cucino cose buone, me la strapazzo un pò. Solo che a volte la situazione prende una piega un pò surreale: Ari: "Bambiniiii! E' pronto in tavola!" Dario: "Uao, che profumino!" Fede: "Evvaiiii, si mangia! ... Che cooooosa?! Non mi hai fatto lo sformato?! Avevi detto che mi facevi losformato!" Ari: "Ma Fede... per contorno ti ho fatto il radicchio trevigiano al forno! Lo sformato di spinaci lo mangiamo stasera,insieme all'arrosto." Fede: "Ah, ecco! Sarà meglio." Ari: "..." Fede: "Sì. So di essere un parassita esigente U__U" Ari: "Ah, ecco. *__*" Fede: "... Uffa, Luigi domenica prossima andrà a fare le immersioni." Ari: "Fede, perchè non lo prendi anche tu il brevetto da sub?" Fede: "Oh, no. L'acqua non è proprio il mio elemento. Considerato che ho appena superato il terrore degli squali... (in piscina) U__U." Ari: "..." Dario: "..." Dario: "In camera mia ho avuto per anni un sasso austriaco" Ari: "..." Fede: "..." Ari: "Va bene, ragazzi. Buon appetito." Fede&Dario: "Buon appetitoooo!" NB: Ora il mio parassitone sta per terminare la fase di riposo/pennichella post pranzo: è svaccata sopra il mio letto in posizione scomposta, la faccia paga di chi si è rimpinzato a dovere (da bravo parassitone). Ora vado a molestarla cantando a squarciagola che "E' priiiiimaveeeeeeraaaaa! Svegliatevi bambine!!! Alle cascine messer aprile fa il rubacuooooor!!!" Quindi, come vuole la prassi, il parassitone si alzerà svogliato, si stropiccierà gli occhioni, batterà le mani e ordinerà a Dario (con esigente sufficienza) di farle il caffè. Sta per iniziare la fase pomeridiana del parassitaggio (giorno 1)!!! *sopravviverò?* 3月3日 Indagini teatrali sulla misteriosa morte di MaramaoSCENARIO: la piccola Arianna sta seduta a gambe incrociate al centro del palco, le mani appoggiate sulle ginocchia. Alle sue spalle, in un angolo, il Trio Lescano canta sommessamente "Maramao, perchè sei morto?", mentre piccoli corvi volano orizzontalmente dietro di lei, lasciando tante scie di puntini di sospensione : Maramao perché sei morto?, pane e vin non ti mancava, l'insalata era nell'orto e una casa avevi tu. Le micine innamorate fanno ancor per te le fusa, ma la porta è sempre chiusa e tu non rispondi più. Maramao, Maramao, fanno i mici in coro, Maramao, Maramao, maramao, mao, mao. La piccola Arianna ragiona a voce alta, come fa suo padre da un pò di tempo a questa parte (con grande preoccupazione della madre, peraltro): Diccelo, Maramao: perchè sei morto? Pane e vino -i due alimenti base della dieta felina (?!)- non ti mancavano. L'insalata era nell'orto. E tutti i gatti hanno bisogno dell'insalata per andar di corpo (?!), si sa. Quindi non c'è caso che tu sia morto come Bertoldo, "con aspri duoli per non poter mangiar rape e fagiuoli". Mangiare mangiavi, andare di corpo ci andavi. Allora? Piccolo inciso: Ma a voi le raccontavano le avventure di Bertoldo, quel bifolco brutto e furbissimo che creava scompiglio alla corte del re (il tipico Re delle favole: IL Re)? Ebbene: questa sorta di Arsenio Lupin (su cui dovreste proprio documentarvi, ignorantoni), pestifero e inarrestabile, morì di "tappo" al culo perchè la dieta di corte non contemplava abbastanza legumi e verdure. Bertoldo era un contadino, e per dar corso alle proprie necessità fisiologiche era solito coadiuvarsi con l'assunzione di rape e fagiuoli, cibi umili banditi dalla regal tavola. Morì quindi di "mancata pupù". *Credo che la morte di Bertoldo fosse un monito esemplare per noialtri bimbi che chiedevamo l'hamburger e il gelato e scartavamo l'insalatina.* Ma torniamo a Maramao. Che è morto e non si sa perchè, porco cazzo. Un giorno, ad anni 5 circa, gliel'ho chiesto a mio nonno: "Senti, nonno, ma perchè è morto Maramao?", il mio nonnino (a cui è dedicato il mio nick), si è grattato dietro la nuca e poi si è passato una mano a sistemarsi la sua canuta capigliatura come era solito fare per ricomporsi, poi mi ha risposto: "Vedi, Jiianna, Maramao era vecchio, come il tuo nonno. Un giorno si è innamorato di una gattina più giovane. Lui le è corso dietro per tanto tempo, e gli è scoppiato il cuore perchè non riusciva a raggiungerla." "Oh." ho sospirato io, basita. Mio nonno ha annuito, serio e rassicurante. "E non poteva smettere di correre prima, nonno?" (Beata innocenza) Credo che mio nonno mi sorrise. "Sì, ma tu non devi mica correre come Maramao, eh, nonno!" "Beh, io non sono un gatto, Jiianna. Ma prima o poi correrò anche io." (E 9 anni dopo è corso via per davvero, il mio nonno. Come fanno tutti i nonni, del resto.) Quindi io una spiegazione alla morte di Maramao ce l'ho. C'è poi da dire che Maramao, probabilmente, era un gattaro, non un gatto. Per questo aveva una casa e un orto: lui dava da mangiare ai gatti, ma non era un gatto egli stesso. I gatti lo chiamavano, facevano "Maramao" perchè volevano che lui portasse loro il cibo, volevano le coccole. Ma lui era morto, in casa da solo, e per questo "la porta era sempre chiusa e lui non rispondeva più". Come hanno potuto mettere un motivetto così spensierato a una tragedia simile? =__= Sapete che vi dico? Preferisco la versione di mio nonno. La piccola Arianna si alza in piedi, si toglie un pò di polvere dai pantaloni, e se ne va via canticchiando "... fanno i mici in cooooro!". Il Trio Lescano le fa eco, i piccoli corvi da fumetto giapponese la seguono, e Bertoldo fa "ciao" con la manina da un angolo della scena. Il sipario si chiude anche per oggi, signori miei: sciò! ![]() |
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