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5月23日

Mon ami, sei proprio uno stronzo.

 
"Gli stronzi sono senza speranza, e del resto non ne hanno bisogno.
Proprio perchè sono stronzi, tutto gli sembra semplice."
Georges Brassens
 
Da 'Non per un dio ma nemmeno per gioco. Vita di Fabrizio de Andrè' di Luigi Viva
Ed. Feltrinelli, euro 8,50
 
 

Io, Zena

 

.Me.
.la settimana scorsa.
.nel privato di una e-mail.

Dirige (e ispira) il Maestro Zeno Cosini.

 

Imparo ora ad amare certe cose povere, come le trattorie di paese, le conserve di mia nonna, la provincia, le sagre enogastronomiche, sedersi per terra, le scarpe basse, le uova al tegamino, il vinaccio, le passeggiate, l'autobus. Ed è squallido vedere che certi prodotti sfruttano la propria artigianalità per fare tendenza e diventare 'lusso'. Non sono più cose "povere e belle", diventano vezzi salutistici per le mie amiche fighette. Ormai gli agriturismi costano quanto se non più degli alberghi, il cibo non ogm costa sempre troppo, anche se si parla di orzo o di cipolle. C'è poi da dire che ultimamente provo disgusto e diffidenza per tutto quello che mangio e che bevo.
Lo sento velenoso. Non so mai di cosa mi sto nutrendo. Ho sempre l'impressione di prestare il fianco a qualche strano tipo di intossicazione, germe malefico di qualche malanno futuro. Ripenso a Into the Wild, la storia era più o meno questa: un ragazzo lascia il mondo civilizzato alla ricerca di una completa autonomia nella natura selvaggia. Muore mangiando delle bacche velenose, nell'impossibilità di trovare in tempo una cura o di tornare alla civiltà. Lascia a questo mondo le sue giovanissime spoglie e un cartello con su scritto che ha vissuto una vita felice e libera.

E io mi domando.
Cosa scriverò sul mio cartello?
Io che con ogni probabilità, se non sarà un incidente a finirmi, lascerò questo mondo per qualche strano male causato dalla costante ingestione di sostanze chimiche e tossiche, inalazione di gas nocivi, esposizione a radiazioni ed elettromagnetismo incrociato? Io che l'unica cosa in cui posso sperare è di morire vecchia e sola in un ospedale, nell'oscurità di un neon bianco, tra i lamenti notturni di altri vecchi sconosciuti e la puzza di disinfettante, trattenuta e torturata con ogni tipo di anticristiano doping terapeutico, e l'ultimo ricordo che avrò di questo mondo sarà il puzzo di varechina, le stanze grigie e generiche, un pannolone a contenermi le feci e a togliermi la dignità davanti a terzi, davanti alla vecchietta compagna di stanza che mi guarda insonne, atterrita, ormai da ore, nell'attesa di cogliere l'attimo del mio trapasso...
(cosa scriverò sul mio cartello?)
Chissenefrega del computer, allora, torniamo alla matita. Chissenefrega dei cibi light, chissenefrega dell'automobile. E torniamo tutti quanti a morire a casa, per cortesia. Quanta storia è passata, quale è stato il passaggio che ci ha fatto dimenticare di noi?
Prendo 14 pastiglie al giorno, buttate giù con un due sorsi di Maalox. Sono diventata peggio del Dr.House, che -diciamocelo- non esiste, ma io sì, e qui sta il dramma. Niente di grave, eh, a parte la mia smodata passione per gli integratori dietetici. Dunque: ananas e alghe per depurarmi, mirtillo per la microcircolazione, altre pastiglie bianche per unghie e capelli. Il Maalox si spiega da sè, ma almeno quello me l'hanno prescritto. Durante il giorno mi scolo ossessivamente delle tisane. Depurativa, Linea, Della Sera, Giusta Regola, Drenante, Leggerezza: le ho tutte. Sto cercando a tutti i costi di disintossicarmi da chissà che, ma ho sempre l'impressione che anche l'acqua che bevo sia velenosa. Quella del rubinetto puzza, quella in bottiglia ha uno strano sapore e quando non ce l'ha è strano che non ce l'abbia. Cosa non va? Sto troppo in casa? Penso troppo? Non credevo che pure pensare avesse delle controindicazioni (avremo mai un foglietto illustrativo?). E poi non ricordo neanche più come si faccia a esprimere qualcosa che non sia una lamentela. Qualcosa che esprima davvero qualcosa di me, intendo.  No dico, quanti pezzi ispirati avrà a disposizione uno scrittore? Quante volte potrà scrivere senza sentirsi ridicolo, senza sentire che 'non si è espresso bene', senza percepire come inappropriate le proprie parole alle proprie, stesse, orecchie? E io mi sento vera solo quando mi lamento, solo quando metto a nudo i miei disagi, perchè il disagio è sempre inopinabile. Il dolore è una zona franca per tutti, soprattutto per gli scrittori. Ma vogliamo darci un senso? A volte fermerei la gente per strada per chiedergli 'Senti, ma la tua vita ha un senso?' "  

Film - Gomorra
Album - dEUS 'Vantage Point'
Inoltre - stasera ho pestato una merda sul marciapiede.