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6月30日 Lui doveva.Doveva. Perchè lui era l'eroe, e l'eroe deve farcela per contratto. Non era eccezionale. Non era un eroe perchè possedesse caratteristiche ed abilità fuori del comune che lo rendessero capace di compiere gesta straordinarie. Era eroe solamente in virtù di quell'unico, sacro e fondamentale obiettivo che doveva portare a compimento. Dopotutto si è sempre eroi proprio malgrado. Gli eroi non hanno scelta. Salvano il mondo per buonsenso. Che in fondo mica ti investono ufficialmente della carica di 'eroe'. Era stato quel giorno in cui aveva scelto di essere un eroe. Ebbe talmente paura che pregò quella voce di non farlo eroe, di dargli una vita normale, di renderlo una persona come le altre. 6月14日 Una piccola NapoliVoglio una piccola Napoli, Sebastiano, una piccola Napoli tutta per noi. Con i suoi vicoli unti, le finestre dalle serrande sciancate, i panni stesi a ghirlanda tra un edificio e l'altro. Voglio il mercato, quel fastidioso imbonitore che strilla sempre, gravido di tutti gli odori di questo mondo, che partorisce pesci e formaggi e forme di pane, e lo fa proprio lì, davanti a te, sui sanpietrini, davanti a tutta quella gente. Che il mercato non si vergogna di far vedere la fica agli altri quando dà alla luce i propri figli. Immagina il sole, Sebastiano. E ancora la gente, che cammina e che parla. Bello starsene lì, in quel bordello di vita, tra pini marittimi, sensazioni e persone, con la mia mano dentro la tua. Voglio dei baci rubati dietro una piantina da turista, una di quelle che una volta aperte non sei più in grado di ripiegare come prima. E quando si fa sera, magari ci sediamo vicini sopra un muretto e guardiamo la città dall'alto, se ti va. Quattro piedi a penzoloni sulla piazza. Ce ne stiamo fermi in silenzio, io e te, mano nella mano, e lasciamo che la città parli al posto nostro: lasciamo che sia lei stessa a parlare per noi, di noi, sul finire della sua rappresentazione quotidiana. In quel momento saremo parte di lei, e forse saremo pure due piccole sagome nella foto di altri turisti, scenografia nel ricordo di qualcun altro. E' buffo pensarsi come un particolare felice e non considerato nella storia di qualcuno che non conosceremo mai. E quella sera voglio esserlo, insieme a te: voglio essere una felicità messa in secondo piano, una miniatura discreta e bellissima a fondo pagina. Voglio che il mondo ci ricordi così, in controluce, seduti vicini su quel muretto, mentre io ti sussurro una porcheria all'orecchio, e tu, scandalizzato per finta, minacci di vendermi al mercato il giorno seguente. 6月12日 Questa cosaQuesta cosa, che mi accende e mi spegne, dorme in un canneto. Se ne sta distesa nel verde, il capo accanto a una pozzanghera, la lingua un poco di fuori, il corpo in posizione scomposta ed esausta. Si è lasciata cadere come fanno i leoni nella savana, quando si buttano a terra all'improvviso, ed è ancora ferma lì, nell'inconsapevole ascolto dei crepitii dati dal caldo sul pomeriggio: la marcia delle formiche, il frenetico lavorio degli insetti, l'agile zampettio di un uccello, l'aria che filtra, si insinua e sfarfaglia tra le foglie. Questa cosa, che mi ama e mi odia, ascolta. A occhi socchiusi, nel sonno, ascolta. Nel canneto, l'umidità sale come pioggia al contrario: sorge dalla terra bagnata e sale su, si condensa sotto alle foglie. Poi scende di nuovo, dal cielo, dalle fronde, e ritorna alla terra, gocciolando. Nel canneto, tutto sale e scende, parte e ritorna. Questa cosa, che mi picchia e a volte mi accarezza, cerca tranquillità, e pertanto si finge morta. Scandisce con un impercettibile movimento dell'indice il ripetuto ticchettare delle gocce sul tappeto di fogliame secco -quasi a ricordare a sè stessa che è ancora viva, in realtà- e sogna, sogna il tronco rugoso del vecchio salice. Immagina come sarebbe entrarci dentro, e scendere per una stretta scala a chiocciola, in una discesa illuminata da candelabri e lampade a olio, sempre più giù, nel regno degli gnomi e delle fate. Questa cosa, che mi prende e mi lascia libera, sogna sè stessa come un grande sasso sospeso. Come un macigno, fluttuante nell'aria e nello spazio. Come un colossale uccello di pietra, una cittadella volante, una montagna leggera che vigila in silenzio sulla vallata e sul canneto. Questa cosa, io credo di amarla. E credo di odiarla pure, perchè non si può non amarla e non odiarla, questa cosa, che mi ama e mi odia a sua volta, che ama e che odia tutte le cose, insieme, di questo mondo. Perchè questa cosa è fatta così, è strana, in fondo. Altrimenti non sarebbe una cosa, ma qualcosa di definito, qualcosa che abbia un nome. Invece se ne sta lì, nel canneto, a riposare, a odiare e ad amare stando distesa. Questa è una cosa, questa cosa, che io credo bellissima. 6月10日 Io non vorrei crepare:Forse fa male, eppure mi va. Io non vorrei crepare prima di aver visto i cani neri del Messico che senza sognare dormono a ciel sereno; senza aver conosciuto, ai tropici, le voraci scimmie divoratrici (le scimmie a culo nudo), o anche i ragni d'argento nei nidi pieni di bolle. Non vorrei crepare senza sapere se la luna, sotto la sua falsa faccia della medaglia, nasconda una seconda faccia a punta. Se - dopo gran riflessioni - il sole e' freddo, se le famose quattro stagioni son proprio quattro e non tre. Senza aver passeggiato per il corso in vestaglia guardando fissa la marmaglia dei guardoni. Senza aver ficcato i miei *coglioni* in ogni posto vietato. Io non vorrei finire senza sapere la lebbra (beh, si fa per dire) o almeno la febbre dei sette mali che piu' o meno certamente si acchiappano laggiu': resterei indifferente al bene e al male, purche' di tutta questa vasta delizia l'assoluta primizia fosse riservata a me. E poi non basta, c'e' tutto cio' che conosco, che ho imparato ad amare: il fondo verde bosco del mare, dove le alghe sottili gareggiano nel disegnare onde di walzer sugli arenili. E ancora la terra, che a giugno crepita e sbotta di odori, e le conifere, e un semplice pugno d'erba... ... e i baci di quella ! Si, insomma, QUELLA, signori. Ursula. Ursulotta. La piu' bella orsacchiotta fra tutte le orse maggiori. Quella per la quale proprio non vorrei crepare senza averla avuta tutta. Goderla la bocca nella bocca, i bei seni nelle mie mani, poi con gli occhi il resto e... Basta! Questi son fatti miei. Taccio. ... Morire ? Non posso!, come faccio!? ( come si fa!? ) Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate le cose che contano?: le rose eterne, le giornate di un'ora, i monti marini e le spiagge, beh, le spiaggie montagnose. La cuccagna finiti tutti i tormenti, i quotidiani splendenti di colori, i bambini contenti e tutti i trucchi ancora dormienti dentro i crani stipati di ingegneri ingegnosi, socialisti associati, urbanisti urbanizzati e pensatori pensosi. Dio, quante cose da fare, da intendere e volere, da contare e aspettare, mentre la fine gia' avanza in notti sempre piu' nere. Striscia, con la schifosa sembianza di un rospo, e mi apre le braccia di rana sciancata. No, proprio no,io non vorrei crepare, nossignori, nossignore, non senza aver fatto conoscenza del sapore tormentoso di cui sono geloso e goloso. Il sapore piu' delicato che si possa sentire. Il piu' forte. Io non vorrei crepare senza aver gustato il gusto della morte. Boris Vian _dottore, che sintomi ha la felicità?_ 6月1日 Io, ermellinoRiassunto delle puntate precedenti: - Arianna subisce una perdita. - Arianna inizia a lavorare all'ufficio stampa: come da copione onirico, scrive bozze di articoli, comunicati stampa e progetti, telefona alle redazioni dei quotidiani, nazionali e locali, e si mette in contatto con i giornalisti spacciandosi per "collega". Per una serie di fortunosi eventi, riesce pure a presenziare a una conferenza stampa in qualità di rappresentante dell'agenzia, il che la gasa molto. E' il lavoro che ha sempre sognato, e poco importa se non è retribuito: lei si sente molto felice e realizzata. - Arianna giudica, ma non lo dice: voler bene a certa disgraziata gente è quanto di peggio le possa capitare, ma si rassegna ad essere troppo affezionata a delle grandissime teste di cazzo. - Arianna formula ufficialmente il proposito di cambiare i parametri di scelta riguardo le proprie future frequentazioni. - Arianna ora sorride pensando a quante persone dalla coda di paglia si ritroveranno, magari a torto, nelle righe soprastanti. - Ad Arianna capita la coincidenza più buffa e imbarazzante della sua vita. Il primo atto della vicenda si conclude con un gesto eclatante: la bevuta di mezzo bicchiere di birra sorbito a piccoli sorsi interrotti dalla sua arsissima bocca astemia. Accordi privati la costringono alla segretezza più assoluta riguardo la faccenda, ma in un futuro Arianna potrebbe scriverci un pezzo molto spassoso. - Arianna crede nella spontanea incertezza che massacra le contraddizioni, e quindi spera che zigzagando, prima o poi, qualche dio minore abbia pietà di lei e la aiuti a trovare la strada giusta. - Arianna ora si gratta una spalla, sente odore di carne alla piastra e si sente tanto un ermellino. |
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