| 個人檔案Jiiargh!相片部落格清單 | 說明 |
|
8月25日 L'impiegata pescecane e meOggi è stata una giornata fastidiosa. Non entrerò nel dettaglio, ma ci tengo a riportare un episodio rappresentativo della dinamica intera di questo 25 agosto. Orbene: mi alzo di buonora dopo aver non-dormito a casa della mia amica, e mi reco a procurarmi un certificato di residenza da esibire all'Enel. -Regalo di ferragosto da parte dell'ente, infatti, fu una simpatica raccomandata in cui mi si intimava di presentare il certificato in questione entro il giorno 29 c.m. e mi si annunciava che, in caso contrario, avrebbero applicato retroattivamente una tassa Dio solo sa per cosa- Procuratomi il certificato di residenza, mi dirigo alla posta centrale, un punto QuiEnel segnalato sul loro sito. Chiedo gentilmente ad un'impiegata a chi mi devo rivolgere per sbrigare questa insolita commissione. Questa mi risponde "Vai da un qualunque altro mio collega, ma non da me perchè non sono capace." Poi esibisce un sorriso del genere---> e io mi allontano intimorita.Tra me e me penso "Cominciamo bene", un pò mi preoccupo ma mi dico di non drammatizzare, prendo il mio biglietto e mi metto in coda a guardare il soffitto. Per due ore. Un bel soffitto, devo dire. Color panna. Infine giunge il mio momento. Ora fate i bravi: date sfoggio delle vostre capacità paranormali e indovinate, su 17 sportelli, a quale di questi mi affida il Fato. Bene, vedo che siete preparati: a quello dell'impiegata/squalo/incapace. La guardo e le dico: "Son sempre io. Quella del certificato." "Ah." mi fa lei, e scruta l'orizzonte come un levriero che abbia fiutato la preda. Un pugno di secondi passa inesorabile e imbarazzante sotto silenzio. ... L'impiegata è ancora emotivamente scossa ma fisicamente immobile: temo di vederla implodere da un momento all'altro. Guardo in direzione del suo sguardo alla ricerca di qualcosa che giustifichi una tale pubblica catarsi. "Ti mando da una mia collega", sboccia infine con brio. Aspetto un'altra mezzora prima che compaia questa nuova collega. "Qual è il problema, signorina?" "Nessun problema: mi è arrivata una lettera dell'Enel che mi chiedeva di presentare presso di voi un certificato di residenza." Le allungo tutta la documentazione. Vedo l'impiegata cadere dalla nuvola rosa su cui era comodamente adagiata. "Non so cosa devo fare, francamente. Provo a mettermi in contatto con l'Enel. La richiamo appena mi rispondono." Dopo mezzora circa, mi richiama e cerca di invitarmi cortesemente a desistere nell'impresa dicendomi "Noi non siamo un punto QuiEnel.". Per un momento ho il forte sospetto che l'impiegata sia Peter Griffin travestito: nemmeno un babbeo se ne sarebbe uscito con una frase del genere. "Noi non siamo un punto QuiEnel." Sarebbe stato più credibile se mi avesse detto che i vichinghi avevano le corna sull'elmo perchè le avevano viste a Goldrake. "Ah, no?" Le rispondo io, "E allora perchè siete segnalati sul sito come tali e, per giunta, c'è scritto "QuiEnel" sopra lo sportello?" Tic Tic Tic ... *SCKREEEEEEEEEEEEEEEECTZ!* Mi ci è voluta un'altra ora per uscire viva e vittoriosa da lì. Comunque, come ho accennato più sopra, questo era solo l'antipasto: la dinamica dell'episodio si è ripetuta ciclicamente in maniera micro e macroscopica per tutto l'arco della giornata (anche se applicata ad altre situazioni). Quando l'Architetto lassù sceglie di trastullarsi proprio con te, devi lasciarlo fare. Ad ogni modo, miei cari, domani parto per Ibiza. So che vi mancherò, ma cercate di farvi forza: è nei momenti di nero sconforto che si rivela la vera forza di un uomo. Ok, la smetto. U__U Sono pazzo di te- Max Gazzè Come farò a capire quel che sai di me? se non hai mai capito che sono pazzo di te E come potrò ascoltare solo gli occhi tuoi? se non hai mai capito che sono pazzo di te E non capirai che è difficile per me perchè non hai mai capito che sono pazzo di te Come farò a guarire dalle tue bugie? se non hai mai capito che sono pazzo di te Ma come vorrei che tu fossi qui con me anche se non hai capito che sono pazzo di te... 8月24日 I due emisferi della seduzionePossiamo ufficializzarlo? Gli uomini non sanno più sedurre. Non ti sanno più guardare. Non ti sanno più abbordare con un minimo di savoir faire. Non c'è colpo di fulmine che sopporti una seconda occhiata: tutto quello che all'inizio può sembrarti intrigante, si rivelerà invariabilmente uno scherzo di cattivo gusto. Il dramma si consuma del tutto quando a essere sexy come una melanzana transgenica è un ragazzo bellissimo. Ma così bello che sul momento puoi arrivare a pensare che basti quel meraviglioso involucro a turbarti le notti. Bella illusione. Quando lo vedrai arrancare in qualche deforme gioco di seduzione con la stessa leggiadria di un leone marino sul bagnasciuga, allora imparerai l'importanza di un pò di erotismo. Quando, anzichè incantarti col magistero della parola, ti rivolgerà apprezzamenti da magnaccio chiedendosi come mai tu non vada in visibilio per quel suo generoso eloquio, allora capirai la necessità di un pò di raffinatezza. Dio ci preservi tutte da queste enormi caciotte affumicate. Da questi benemeriti lessi pericolosamente in bilico tra l'arrapamento più sghembo e l'estraneità. Ancora non hanno capito che devono evitare di paragonare i nostri occhi a delle stelle se non vogliono incorrere nella nostra ilarità più feroce, e che riproporci la terminologia da spogliatoio maschile dopo-partita non è propriamente un buona idea. ... La seduzione è femmina, temo. Di veri seduttori ne ho conosciuti un paio in tutta la mia vita. Il primo era un vero disastro nell'approccio fisico, ma come sapeva farci a parole! Malizioso fino ad un piacevolissimo eccesso, sapeva esattamente cosa volessi sentirmi dire da lui in qualunque momento e quale era il limite da non oltrepassare mai... ci danzava intorno con una grazia ultraterrena. La sua volgarità era contestualizzata e insolita, mi rigirava come un calzino tra le sue bizzarrie e le sue raffinate stravaganze. Inapprocciabile e indomito, talmente irriverente da meritarsi il mio rispetto, non si sapeva da che parte prenderlo, e, prima che te ne accorgessi, era lui ad aver preso te. Sarò eternamente devota a quella sua spudorataggine raffinata da Conte di Rochester. Non dovetti mai crearmi un personaggio intorno a lui: mi risparmiò la fatica, creandone uno fatto su misura per me. A distanza di anni ancora lo idealizzo, ricordandolo con l'aura da divinità bastardo/fascinosa a illuminare la sua immagine. Per mia fortuna aveva molti imperdonabili difetti, altrimenti mi sarei stesa a pelle d'orso ai suoi piedi per farmi calpestare meglio. Il secondo era tutto l'opposto. Seduttore dell'altro emisfero: di quelli che a parole ti indispongono, ma a cui basta uno sguardo dei loro per rimediare ad ogni torto. Aveva un'espressività sapientemente controllata e la capacità di cogliere la fugacità della provocazione. Mica male quando ti accorgi che, fra tutti gli uomini presenti, ce n'è uno che non ripassi a mente la formazione del fantacalcio come un mantra. Beh, insomma. Da poco ho incontrato un seduttore dell'emisfero visivo. Era ora, dato che anche quelli scarseggiano. Mi ha lanciato un paio d'occhiate che mi hanno fatto sentire come una lepre tenuta per le orecchie. *Gosh...!* Mi sono sforzata di tenere fiero lo sguardo, ma temo che mi sia uscita un'espressione un pò innaturale, e forse avrei fatto meglio a cedere alla tentazione di abbassare lo sguardo con arrendevolezza. Se non altro per rispetto di chi, ancora, non ha scordato come si trattano le donne. Non smetterò mai di battermi per questa causa: noi donne ci siamo scocciate di assistere al vostro impietoso decadimento seduttivo, cari i miei ometti. Datevi da fare. Giusto per darvi qualche dritta in merito: 8月22日 Lo gnomo del cervello e meSono davvero tra le persone più stupefacenti e imprevedibili che io conosca. E lo dico con un certo rammarico, dal momento che nutro la costante ed illusoria speranza di poter scrutare i miei piani segreti. Pare che nel mio cervello ci sia una parte un poco dissociata dal resto che decide di prendere le iniziative più irragionevoli a insaputa della mia parte razionalizzata. Così ogni tanto mi sento dire cose che so che non dovrei dire, mi vedo fare cose che avevo deciso previamente di non fare, mi vedo infrangere tutti i propositi scaturiti da estenuanti sedute autoanalitiche a base di ponderazioni e contro-ragionamenti. Mi domando a che cosa serva sviscerare lungamente le proprie posizioni per decidersi sul da farsi, se poi l'impulso comanda al posto nostro. Il risultato? Che quando qualcuno ti chiede: ma cosa avevi in mente di fare?, ti verrebbe tanta voglia di fare harakiri, stramazzare sul pavimento e rimanere ferma lì: piccolo femminino cavadavere in posa scomposta. Non lo so cosa avessi in mente, ho sentito che dovevo farlo *in quel momento o mai più* e l'ho fatto. E nel qual caso gli esiti del tuo colpo di testa siano positivi, non puoi nemmeno congratularti con te stesso. In quei casi pensi "beh, quel fottuto gnomo del cervello c'aveva ragione", alzi le spalle, ti compiaci un pò del risultato ottenuto come ci si rallegra di vincere una partita a carte, e prosegui la tua vita, sperando che la fortuna continui ad assistere te e il tuo cervello stralunato. Trovo che questo difetto starebbe tanto bene agli altri. Per certi versi, infatti, può essere intrigante. Perfino adorabile, spericolato e sensuale. Quasi tenero. Negli altri. Su di me mi scoccia un tantino. *UARGH!!!* 8月19日 Un altro giro di giostraGahhh. Sono eccitata come una bambina. Purtroppo tra qualche tempo sarà tutto finito. La musichetta sta già volgendo alla conclusione e tra poco io acconsentirò malvolentieri a scendere dalla giostra: lo farò tenendo il broncio, ma lo farò. Mi rassetterò i vestiti, mi laverò le mani sporche di terra, polvere e pennarello, la sbucciatura sul ginocchio -procuratami mentre mi arrampicavo su di un albero- si cicatrizzerà nel giro di qualche giorno, e io potrò riprendere la mia esistenza da aspirante adulta. Non si va più sulle giostre, non si gioca più con i lego e con la terra, no no no. Si torna a fare le persone mature, si fa pulizia & coerenza. *Dio mi scampi dalla NOIA* Perchè, diciamolo, essere grandi è una noia mortale. Essere buoni è una noia mortale. Fare i bravi è una noia mortale. E non paga, cazzo. Quando tutto va come dovrebbe andare, il vero fascino sta nell'evasione, nella devianza, nella perversione, in quello che non andrebbe fatto. E sapete perchè? Perchè quando tutto va come dovrebbe andare, significa che stiamo vivendo un sogno collettivo e non il nostro. Significa che abbiamo raggiunto un obiettivo di massa, una meta culturale, ma non la nostra meta. Significa che siamo riusciti a sposarci la donna o l'uomo perfetto, che viviamo il sogno americano di una villetta con la staccionata bianca (o di un mega attico vista Colosseo, fate voi, il concetto non cambia), che abbiamo un'auto sportiva e un lavoro appagante e che la domenica si mangia la torta fatta in casa. Ma che rimpiangiamo di non aver accettato quel lavoro da due soldi che ci avrebbe permesso di girare il mondo, che ci innamoriamo ciclicamente della nostra segretaria o del lattaio, che sognamo segretamente di comprarci la moto più cafona in commercio, non farci mai più la barba e scappare lontano. Non è che siamo cattivi: siamo fatti così e basta. Dopotutto, nostra moglie la amiamo. Anche se urla come un'aquila ed è monotona. E casa nostra è bella, tutto sommato. A parte quel quadro orrendo che piace tanto a nostra moglie e il divano capitonè color merda ereditato da nostra suocera. Il nostro lavoro è redditizio e prestigioso. Anche se ci riduce a cavalier servente del nostro diretto superiore. La nostra automobile è un gran ferro. Anche se beve come un'alcolista e avremmo preferito una moto. Beh, ci potremmo accontentare, no? ... Qualcuno ha detto che bisogna fare molta attenzione a quello che si chiede... perchè si potrebbe anche ottenerlo. Ma non generalizziamo: c'è chi è più incline alla stabilità. C'è chi la villetta con la staccionata bianca e il cane col pedigree che razzola nel giardinetto se li sogna davvero. E io non sono nessuno per mettere in dubbio che, una volta ottenuti, questo sognatore possa infine sentirsi appagato. Non ci credo nemmeno se lo vedo, ma, giuro, non insinuerò nulla in merito. Questa è la mia natura. Io sono fatta così: incontentabile, insaziabile, irrequieta. Per questo mi piacciono le giostre. Mi piace salirci sopra, prendere qualche scossone. E non sono talmente presuntuosa da credermi così diversa da tutti gli altri (se qualcuno volesse smentirmi, sappia che lo farà a danno dell'ipertrofia del mio ego). Non chiedo una villetta con la staccionata bianca, non mi interessa l'auto sportiva. Io voglio fare un altro giro di giostra. Bacio con violenza e gratitudine tutti coloro che mi regalano un biglietto per fare un altro giro: mi salvano la vita e non lo sanno. 8月17日 Fai trAmare l'Universo (Io, locomotiva)Ho iniziato faticosamente a farmi strada nel groviglio di rovi e pensieri in cui mi contorco per la maggior parte del tempo. Semplicemente ho preso un macete e ho iniziato a brandirlo alla cieca, davanti a me, in uno zampillio scomposto di clorofilla e congetture. Non potevo morire soffocata là dentro. Inizio a capire perchè stavo appassendo nell'ignavia: aspettavo. Mi sono scocciata di incalzare il destino, di supplicarlo ed assillarlo con le mie stronzate. Sarei capace di scomodare l'universo e le sue leggi per un mio capriccio. Ho deciso di lasciarlo in pace, questo povero destino martoriato, sperando che, per gratitudine, sia lui a cercare me. E se non lo farà, pazienza: aspetterò. Quando si vuole qualcosa, l'Universo intero trama a favore, direbbe Coelho, e io lo sento cospirare per davvero l'universo, perchè il mio desiderio è forte e io vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Sento di aver ottenuto tante cose dagli altri solo perchè io le volevo. Le ho sollecitate. Le ho stimolate. Le ho indotte. Le ho forzate. Ho paura di non lasciare spazio al volere delle persone che coinvolgo nei miei desideri. Perchè se uno ti prende per mano e ti dice: "Corri con me fino a laggiù, ti prego!" e te lo chiede con tanto entusiasmo, tu che gli dici?: "No, grazie, io dovrei andare dall'altra parte."? Lo fai felice e corri con lui: tanto si tratta solo di un pezzetto di strada, di una corsetta, e in fondo ti ci diverti anche tu. Ma questo non significa che anche tu volessi correre in quella direzione! Ma questo non toglie che, dopo averlo accontentato, le vostre strade si divideranno perchè tu devi o vuoi andare dall'altra parte. Essere "coinvolgenti" ha i suoi svantaggi. In primis quello di essere sempre la locomotiva e mai una carrozza passeggeri, che si lascia comodamente trainare. In secondo luogo, i dubbi sulla meta e sul percorso devi risolverteli da solo. Se sei locomotiva, poi, devi mettere in conto che, un bel giorno, qualche passeggero ti si rivolti contro dicendo: "Oh, ma dove cazzo mi hai portato? Io qui non volevo mica venirci!", e in quei casi non serve a nulla replicare "Guarda, bello, che la destinazione era scritta sul biglietto che hai acquistato con le tue stesse mani!": non serve a nulla, vi dico. Basta, ragazzi, non ce la faccio più: io ora mi siedo comodamente in prima classe e mi godo il paesaggio sorseggiando un analcolico alla frutta, eccheccazzo. Vada dove vada questo fottuto convoglio. Mi tolgo la divisa da copotreno: ora che vorrei essere trascinata, mi sta strettina. Io sono un passeggero corretto: se salgo su un treno è perchè voglio andare in quella direzione. Non addosso le mie colpe ad altri, non mi scarico la coscienza solo perchè mi pesa un tantino, non scendo a metà percorso, non chiedo risarcimenti. Propongo un qualsiasi viaggio, una qualunque meta, purchè non sia ancora io a deciderla. Mi va bene tutto: dal "non avanziamo più di così" al "andiamo un pò più in là". E vorrei poter aggiungere che mi è indifferente, che per me è uguale. Chiaramente non è così, ma mi comporterò come se fosse vero, fino a quando non me ne convincerò del tutto. Funziona così. Sì, funziona così. Ieri ho rivisto "Big Fish". Guardando la scena in cui i due protagonisti si incontrano per la prima volta e il tempo si ferma, il mio cuore ha battuto a vuoto e ho fatto un respiro a salve. Mi domando perchè noi donne non ci sentiamo appagate senza intocciare i nostri pensieri in una tazza di romanticismo. E poi gli uomini si domandano perchè le nostre labbra sono dolci! Non sono i lucidalabbra alla frutta, non sono le dietorelle. E' il romanticismo, vi dico. Ci si accumula agli angoli della bocca e sa di frutto esotico. Un vero schifo. 8月14日 Io, ignavaSono ancora parecchio confusa, ma, se non altro, ho un piano d'azione che trovo soddisfacente.
Non avere una meta a cui puntare e lasciarsi trascinare dagli eventi non è mai un gran piano, ma tant'è. Mi sembra davvero l'unica cosa da farsi. E' inutile fare ragionamenti astrusi, destreggiarsi tra i "ma", consultare l'oroscopo due volte al giorno e ingozzarsi di dolcetti cinesi contenenti l'auspicio: quando non si sa ancora cosa si vuole, non sarà certo un rotolino smangiucchiato, unto di frittura e scritto in italiano discutibile a chiarirci le idee. Nell'ultimo dolcetto cinese, poi, il mio bigliettino recitava "se non ci fossi bisogna inventarti!": a causa della comicità involontaria della questione, mi è pure andato di traverso il dolcetto. Per ogni "se" ci sarà un "allora io farò". Mi limiterò a questo, per ora. Non ce la faccio davvero a capire quale tra questi "se" sia il più auspicabile, conveniente o desiderabile. Odio sentirmi così... IGNAVA. Questo clima di sospensione mi innervosisce. Vorrei sapere subito a quale "se" andrò incontro. Antares e la Babele dei miei innamoramentiTanto vale ammetterlo: mi sono innamorata di nuovo. No: le peiotas e Daria Werbowy sono superate. Mi piacciono ancora, eh, ma sono state surclassate. Al primo posto della bizzarra classifica dei miei innamoramenti, che vede l'osceno accalcarsi dei personaggi più disparati -partendo dagli intramontabili protagonisti di cartoni giapponesi, vari romanzi e film, passando per le piante succulente, qualche top model o imperatore romano, e concludendo in bellezza&normalità con un paio di persone reali su cui mi sono curiosamente intesatardita-, al primo posto di tutta questa Babele dell'insolito, dicevo, c'è Lei. Stando alla leggenda, la freccia del sagittario (il mio segno zodiacale) punta dritta verso di Lei per difendere Orione. Lei è Alpha Scorpii, Antares, la rivale di Marte. Il cuore della costellazione dello Scorpione. Guardavo il cielo d'Egitto qualche settimana fa, perdendomi in fantasticherie non riferibili, ma curiosamente oscillanti tra un romanticismo fermo (e dico "fermo" nel senso opposto a "frizzante", come per il vino: un romanticismo molto sobrio, senza miele e fiori d'arancio, per intenderci) e una licenziosità piuttosto piccante (di quelle carnali-ma-non-troppo), quando, osservando la meticolosità delle stelle, sono stata attirata dal colore di una di queste. L'ho guardata: aveva una sfumatura calda, diversa dal freddo brillio delle sue compagne. Sul momento, osservandola, ho avuto l'impressione che lei mi guardasse di rimando. Ma ora ho proprio l'insana certezza che lei mi stesse fissando in maniera spudorata, con il suo roseo chiarore da seduttrice astrale e con la scarsa pietà di chi ha una plurimillenaria esperienza nell'arte dell'ammaliare. Ho passato le notti ad ammirarla, in estasi contemplativa, come se fossi in attesa di una rivelazione. Una volta tornata sotto il cielo bolognese, ho avuto la conferma della sua identità. Antares. E' una stella doppia. E già questo lo trovo significativo. Ma tutta una serie di coincidenze nel caos semiotico delle nomenclature mi riporta a lei; mi ci fa sentire legata. Forse un frammento del mio destino è scritto anche su di lei. Certo: lo dico così, giusto per darmi delle arie e passar per pazza. Però è così bello trastullarsi nell'ipotesi che una parte di noi appartenga agli infiniti silenzi dello spazio, non trovate? Da Roma è tutto, a voi la linea. 8月11日 Io, pericolosaBah. Inizio a credere che vivere sia troppo complicato. Ho tanti di quei progetti osceni da risultare complicata persino a me stessa. Da un lato mi assecondo: mi dico che, se do libero sfogo alle mie fantasie, posso trovare un giusto equilibrio fatto di pulsioni e voglia di fare senza buttare all'aria la mia esistenza; dall'altro mi inquieto e mi sconvolgo tutta perchè sono imprevedibile e turbolenta, perchè nelle mie fantasie ci credo davvero, perchè mi alletta un'idea, ma trovo fascinoso anche il suo contrario, perchè mi innamoro di tutto, poi questo "tutto" mi annoia o disgusta, e quindi torno ad amarlo per inerzia. La coerenza non fa per me. La trovo bigotta. Certa gente nasce e muore con le stesse convinzioni. A me fa paura (*rabbrividisco*) : non vorrei mai essere come loro. Ma io sono svalvolata nell'altro senso. Non credo di essere particolarmente influenzabile: ci penso da sola ad auotosuggestionarmi, ad autoconvincermi, a strapazzare continuamente la mia scala di priorità e aspirazioni. Ma tutto quello che ne deriva, questa compenetrazione tra correttezza e slealtà, amore e intolleranza, grinta e apatia: tutta questa orchestra di opposti mi sconforta. E dire che ci convivo dalla nascita. Quell'inguaribile ottimista di Leopardi pare che si sia lasciato scappare una frase simile: "Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino". Beh, io ci credo davvero. Giacomo c'aveva ragione. Mi infastidisce da morire l'idea che chi nasce rotondo non possa morir quadrato. Io, tondina, mi riserbo la possibilità di morire anche quadrata. O trapezoidale, se lo vorrò. Nessuno può negarmi il sacrosanto principio di morire da musulmana, da vegetariana, da giusta o da triangolo scaleno: è un mio diritto, e che solo ci provino a togliermelo!: ptuah!, li faccio neri, li faccio. Imparare a stare al mondo è davvero difficile. Sono felice di come sono, ma mi ritengo pericolosa e incostante. A conclusione del mio ennesimo delirio premestruale, un vecchio pezzo degli U2: "Who's Gonna Ride Your Wild Horses" You're dangerous 'cause you're honest You're dangerous, you don't know what you want Well you left my heart empty as a vacant lot For any spirit to haunt Hey hey sha la la Hey hey You're an accident waiting to happen You're a piece of glass left there on the beach Well you tell me things I know you're not supposed to Then you leave me just out of reach Hey hey sha la la Hey hey sha la la Who's gonna ride your wild horses Who's gonna drown in your blue sea Who's gonna ride your wild horses Who's gonna fall at the foot of thee Well you stole it 'cause I needed the cash And you killed it 'cause I wanted revenge Well you lied to me 'cause I asked you to Baby, can we still be friends Hey hey sha la la Hey hey sha la la Who's gonna ride your wild horses Who's gonna drown in your blue sea Who's gonna ride your wild horses Who's gonna fall at the foot of thee Oh, the deeper I spin Oh, the hunter will sin for your ivory skin Took a drive in the dirty rain To a place where the wind calls your name Under the trees the river laughing at you and me Hallelujah, heavens white rose The doors you open I just can't close Don't turn around, don't turn around again Don't turn around, your gypsy heart Don't turn around, don't turn around again Don't turn around, and don't look back Come on now love, don't you look back Who's gonna ride your wild horses Who's gonna drown in your blue sea Who's gonna taste your salt water kisses Who's gonna take the place of me Who's gonna ride your wild horses Who's gonna tame the heart of thee 8月9日 Io, pesce pallaAlla fine gli introversi vincono: trionfa l'ambiguità e l'indecifrabile silenzio. Una persona che trattiene per sè i propri pensieri solleva negli altri il dubbio che possa addirittura avere ragione. Una persona che cerca chiarezza, invece, eliminerà ogni dubbio nel suo maldestro tentativo di contatto con l'altro. Come ha detto qualcuno, le cose peggiori sono sempre fatte con le migliori intenzioni: è il tentativo stesso di entrare di soppiatto nella sfera intima dell'altro a costituire errore e violenza, per quanto le nostre intenzioni possano essere nobili e positive. Bisogna rispettare la distanza. O forse no. Che noia scoprirsi intolleranti: non sopporto chi cerca continuamente di chiarire, chi annaspa nell'affannosa ricerca di spiegazioni che lasciano poi il tempo che trovano, ma ancora meno tollero i taciturni. Non c'è bisogno di annacquare tutte le discussioni con fiumi di parole superflue, inopportune e sconvenienti. Ma ritirarsi nella propria gommosa trincea fatta di monosillabi e alzate di spalle, beh, è veramente da stronzi. Un conto è essere pensosi, riflessivi, riservati, timidi. Un altro è essere vaghi, scostanti, sfuggenti, ambigui. Non sopporto chi gioca nella penombra, chi adopera tutta una vasta scala di grigi, ma mai il bianco od il nero. E' una ridicola dimostrazione di pochezza, una manovra diplomatica esercitata solo dai viscidi e dagli indecisi, un grande classico nel repertorio degli imbranati, un passepartout per i paurosi. Certi soggetti credono di potersi mimetizzare, come i camaleonti. Mentre gli parli li vedi immobilizzarsi, distogliere lo sguardo (probabilmente tenendo fede al principio secondo cui è meglio evitare lo sguardo diretto di un predatore), assentarsi psicologicamente in una sorta di mistico contegno, e, quindi, tentare di assumere la stessa tonalità della carta da parati alle loro spalle. Li vedi proprio che si impegnano per diventare invisibili, sembrano proprio pensare "Magari se sto fermo immobile un altro pò, se non do cenni vitali, tra qualche tempo mi crederà morto e avrò occasione di fuggire!". E' parecchio tempo che non ho a che fare con gente di razza camaleontica. Per fortuna, aggiungerei, dato che mi suscitano compassione e disprezzo. In compenso, ho svariate conoscenze di razza felina. "Felina" perchè, quando discuti con loro, fanno i vaghi, come i gatti: si guardano in giro con svogliata noncuranza ed elegante disincanto, ogni tanto ti guardano improvvisamente straniti, a occhi spalancati e vigili, tanto da farti domandare in che modo tu sia riuscito ad attirare così d'un colpo la loro attenzione, poi tornano a socchiudere gli occhi sornioni e a guardarsi annoiati tutt'intorno. Di tanto in tanto riesci a farli sentire minacciati, allora soffiano e rizzano il pelo, a volte graffiano pure, ma è cosa rara. Poi ci sono i barbagianni. I barbagianni sono quelli che, mentre esponi le tue argomentazioni, ti guardano fissamente, a occhi apertissimi, quasi senza battere ciglio, immobili in una smorfia di accigliato ed eclatante stupore, come se tu stessi sciorinando le peggiori bestemmie al cospetto del Papa: generalmente si limitano a dare qualche accenno di assenso o dissenso col capo, come i barbagianni, per l'appunto, e nulla più. Infine, ci sono le manguste. Avete mai visto una mangusta alle prese con un grosso insetto? Beh, insomma: le manguste non stanno mai ferme: per tutta la durata della discussione, si tengono in nervoso ed agile movimento. Spesso e volentieri interrompono l'altro per esporre il loro punto di vista, per stuzzicare o aggredire. Ci sono tante tipologie di interlocutori. Li detesto quasi tutti, ma al primo posto ci stanno i camaleonti. Io, invece, sono uno stupido pesce palla. Sto buona buona, a bagnomaria nel mio ottimo proposito di evitare scontri troppo accesi. Generalmente ci riesco e la discussione prende una piega civile e compassionevole; altre volte, quando il mio interlocutore la spara troppo grossa, mi gonfio improvvisamente come un canotto e tiro fuori tutti i miei aculei. Di solito, dopo aver punto il malcapitato con il mio improvviso scatto di adirata pienezza, inizio a fluttuare, immobile nel mio nervosismo, fino a che l'incazzoso gonfiore non passi da sè, generalmente in tempi piuttosto brevi e senza serbare rancore. Tuttavia, se l'altro mi ha negato uno scontro diretto, attegiandosi a camaleonte o gatto, è probabile che io decida di ignorarlo allo stesso suo modo, e per sempre. Un pesce palla non può tollerare certi soggetti. Non può tollerare gli ambigui camaleonti, malsopporta i superbi gatti, non prova soddisfazione con i barbagianni. Tuttalpiù sopporta le manguste e tutti gli altri animali (non citati) che prendano attivamente parte all'interazione, anche se in modo scorretto. Insomma, l'importante è dirsi le cose, e non giocare a fare il vago, la vittima, il superbo, l'indignato, l'ambiguo. E' una tristezza vedere come si giustifichino sempre i toni tiepidi: meglio stare in un malato tepore di incertezza e ignoranza, che dirsi le cose in faccia col rischio di farsi male. Chi si scalda e controbatte perde punti-fascino a vantaggio di chi, non avendo argomentazioni, ha preferito il silenzio. Che boiata. Odio le persone ambigue. Amo le persone dirette, quelle che non hanno paura: che ti dicono in faccia che ti amano, ti odiano, ti vogliono, ti disprezzano. Insomma, non trovereste liberatorio chiedere a una certa persona di vostra conoscenza: "Ma tu cosa vorresti esattamente da me?". Io vorrei saperlo. Almeno da un paio di persone. Se non glielo chiedo è perchè la risposta automatica di fronte a una domanda così diretta sarebbe per forza "Niente.", magari con alzata di mani a propria discolpa, come fanno i migliori calciatori dopo aver commesso fallo. Un passo concreto verso il mondo in cui le cose si dicono in faccia, è tenere conto che non bisogna avere paura. Che dire la propria opinione, o esternare i propri sentimenti, se fatto con cortesia, non ci espone necessariamente a delle amare conseguenze, ma ci spiana una via. Eccheccavolo. E ora basta, mi avete stancata: devo stare sempre a spiegarvi tutto, ma insomma! |
|
|