| 個人檔案Jiiargh!相片部落格清單 | 說明 |
|
9月29日 Perversione n°***: la licenziosa morte della moglie di Lot si consuma in una cucina IkeaTra la mia bocca e la tua, ad impedire il contatto delle nostre salive, una pellicola trasparente per la conservazione dei cibi. Ti ritrai dal mio abbraccio quando ancora tengo gli occhi chiusi. Sdraiata scomposta sul grande tagliere di legno, privata di quel tuo ufficioso bacio dal sapore di domopak, provo a sollevarmi e a cercarlo ancora. Appoggio per sbaglio il palmo destro su di un turlo d'uovo. Ritraggo quindi la mano ormai viscida con uno scatto, e nel farlo sollevo una nuvola di farina: una foschia di grano di tipo zero mi impedisce di vedere dove sei; poi la nebbia si deposita, e ti vedo chino su di me, minaccioso: la pellicola trasparente a fasciarti la mandibola, le labbra schiacciate come carne di pollo cruda. Mi copro il viso con un braccio, e divento una statua di sale grosso. Mi riponi allora vicino al barattolo del caffè, per mutilarmi il corpo con maggior praticità quando verrà il momento di salare l'acqua per la pasta. Prodigyosa lirica notturnaStasera ce l'ho proprio con te, che scalpiti invocando una reazione, e ti avvolgi nel mantello dell'indignazione con un ampolloso gesto declamatorio. Articolando severità e dogmatismo, gli occhi cupi e fermi di chi non tollera le ingiustizie, sei uscito di scena con un eroico grido di libertà, spolmonando sdegno. Sono rimasta basita dall'uso di così tanta forza, annichilita dallo spreco di così tanta magnificenza, allibita dal dispendio di così tanto splendore, abbacinata dalla pacchianeria del tutto. Ti sei presentato in smoking ad un picnic, cazzo. Hai improvvisato una performance lirica ad un concerto dei Prodigy, e io sono rimasta lì a sentirti gorgheggiare, incerta se interromperti con educazione e farti presente la balordaggine della situazione, o se mandarti subito a fanculo, così, per scongiurare immediatamente un'ulteriore rapsodia. Nell'indecisione, ho contato fino a dieci. Poi ho contato ancora. Non ti meritavi un'altra dimostrazione di interesse: se avessi sentito nuovamente l'occhio di bue puntato su di te, ti saresti dato a una nuova imbarazzante performance. Dopo giorni, ecco la mia risposta: ti scrivo a canzonetta, perchè so che detesti quando scrivo così e non ti faccio capire nulla. Vedi: le poche volte che vedo ambo i lati della medaglia, le rarissime occasioni in cui riesco a sentire entrambe le campane ho il buongusto di starmene in disparte. Non per paura di prendere posizione, ma perchè se la mia posizione è nel mezzo, mi sembra inutile comunicarlo alle due fazioni. A volte mi do all'arbitraggio di mia sponte, ma si tratta di un atto di volontariato, non di un impiego full time. Non sono intervenuta per due motivi: in primis, perchè non ti credevo bisognoso del mio supporto: avevi la tua parte di ragione, e, se ti fossi controllato, te ne saresti uscito da splendido. In secondo luogo, perchè temevo che sarebbe comunque finita così, e come non avevo intenzione di supportare i toni poco ortodossi dei tuoi aggressori, non ero nemmeno disposta a farmi riconoscere come l'accompagnatrice di quello che si mette a cantare la Tosca al concerto dei Prodigy. Continuo ad avere ben chiara la mia posizione in merito alla faccenda, ma si tratta di una posizione che non ti interessa, dato che l'unica cosa degna di nota, per te, è stata la mia imperdonabile neutralità. Che ti saresti messo a far caciara l'avevo previsto, ma di sentirmi subdolamente chiamata in causa così non me lo sarei mai immaginato. Per questo ti rispondo qui, in modo altrettanto subdolo, ma molto più indulgente: in fondo io ti ho risposto. Una volta terminato il tuo show, gli altri se ne sono stati tutti zitti. Io almeno ho dato un colpo di tosse per rompere un pò il ghiaccio... sei contento? Mi hai chiuso la porta in faccia senza pensarci bene, e quella vaga illazione al centro della tua pagliacciata era un tuo segnale di ripensamento, non un'ulteriore affermazione di rifiuto. Era il pretesto per suscitare una reazione, uno scontro... e quindi una riconciliazione che NON ci sarà. Perchè questo non è il modo di trattare con le persone. So che hai paura quando ti scrivo, quando ti sgrido. E avrei tanto voluto astenermi, o essere meno brutale, davvero. Ma in passato ho adoperato una dolcezza immeritata nei tuoi confronti, e ha dato frutti amarissimi: mi sono aperta al dialogo, e tu hai preferito il silenzio. Vediamo un pò, visto che mi hai detto di temere le mie strigliate, come reagisci a questa. Perchè ora sto cazziando proprio te, che già ti dicevi scosso quando nemmeno ti chiamavo in causa. Suppongo che proprio a questo giro, forse per la prima volta, crederai che ce l'abbia con qualcun altro. Ahmmm. Grazie a questo catartico sfogo, credo proprio di aver archiviato il caso. Lascio a questa pagina azzurra le ultime cose che avevo da dirti, e ti appoggio pure un bacio di buona fortuna sul tavolo della cucina, perchè preferisco chiudere questa lettera con un cuoricino in ceralacca, piuttosto che con uno schizzo di merda. Questione di gusti. Beh: buonanotte. 9月26日 Cuore di pescaIo non ho più un cuore. Me l'hanno estratto e sostituito con un nòcciolo di pesca. Di quei nòccioli bellissimi, intarsiati di arabeschi, che portano la firma di madre natura. Io non ho più un cuore. Ma almeno ho un bel nòcciolo. 9月23日 L'altra voce della mia coscienzaQuesta notte mi sono coricata un pò amareggiata, scocciata dalla solita frazione di secondo che ci fa schivare l'altro e perdere l'occasione; quando ti siedi con la schiena contro la sua schiena, e lo senti così vicino, senti il suo calore, sai che basterebbe girarsi per vedere finalmente che faccia ha, ma esiti e menti a te stesso dicendoti che stai solo raccogliendo le forze per quello slancio di corraggio che non avrai comunque la forza di compiere. L'altro attende, appoggiato ma non troppo su di te, rilassato ma non del tutto da quel contatto un pò scomodo e un pò rassicurante, teso nell'ascolto delle tue esitazioni, forse speranzoso e incuriosito, probabilmente ignaro e noncurante. Di lì a poco se ne andrà, e tu rimarrai lì a chiederti come ha fatto a non sentire che qualcosa stava per accadere. Che tu stavi per girarti e dirgli... ... Questa notte ho cercato una parola di conforto in un libro. Nel libro che, come dico sempre alle mie amiche, ti salva la vita. E non parlo di un libro specifico. Quando stai male e vuoi guarire, la cura è un libro: se vuoi guarire, il libro ti salverà: distrarrà dalle pene d'amore un innamorato non corrisposto, staccherà la spina dei pensieri ossessivi ad uno stressato, darà nuovi spunti a chi è annoiato, regalerà nuove speranze a chi è triste, farà compagnia a chi si sente solo. La lettura è una sorta di panacea!, e molti, per pigrizia, non lo sanno. Non lo sapranno mai. Certo, bisogna saperli prendere i libri. Sono come le persone, loro. E come non si può essere amici di tutti, non tutti libri fanno per noi, ma possiamo sempre sceglierli a nostra discrezione. Nel maremagnum di copertine e parole, si sceglie il proprio libro ad istinto, con la sicurezza con cui si prende la confezione di aspirina dal cassetto dei medicinali quando si è raffreddati. Poi ci sono quelli che ti ritrovi sempre davanti, che sembrano dire "leggimi, leggimi!", quelli che ti girano per casa, quelli che scompaiono per un pò di tempo, quelli che quando hai bisogno di loro non ci sono mai, quelli che hanno sempre qualcosa di nuovo da dirti, quelli su cui puoi sempre contare, quelli che puzzano e quelli che profumano. Diamine, i libri sono come le persone per davvero. Beh, stanotte cercavo una voce, anziana e saggia, che mi desse la buonanotte e mi dicesse che il mondo non è poi così male nonostante sia fottutamente incasinato. Non avevo dubbi su chi interpellare, e ho tirato giù dallo scaffale "Un altro giro di giostra". Lo tenevo lì, illibato, per i momenti di magra. Dopo aver letto "La fine è il mio inizio", Terzani è stato assurto a seconda voce della mia coscienza insieme a De Andrè. Si danno un gran da fare quando sono confusa. Poveretti: se lo sapessero si rivolterebbero nelle loro tombe. A ogni modo... la soluzione, la parola magica, il bacio in fronte, la Grazia, è arrivata a pagina 22: "...Forse perchè inconsciamente volevo vedere il mio problema anche in una dimensione diversa da quella della cellula impazzita, e forse perchè cercavo una soluzione diversa da quella di un interruttore guasto in un codice del mio DNA, son finito in una piccola casa di pietra dalle pareti di fango in Himalaya. E là, col cuore più leggero che abbia mai avuto, senza desideri, senza ambizioni e con una grandissima pace addosso, ho visto sorgere il primo sole del nuovo millennio come fosse quello della Creazione, mentre alcune delle più alte vette del mondo uscivano da un'oscurità cosmica per accendersi di rosa come per ridare speranza nell'eternità del nascere e del morire. Mai prima avevo sentito gli dei così vicini." A questo punto, mi ero già illuminata di immenso a sufficienza da riconciliarmi con le mie bislacche obiezioni, ma dovevo pur sempre finire il capitolo, e non mi sentivo di interromperlo così, mentre parlava, quindi ha continuato: "Per settimane e settimane, a volte con un sole primaverile, a volte con la neve alta un metro fuori dalla porta e i lecci e i rododendri come immobili giganti di ghiaccio, sono stato ospite di un ultraottantenne, coltissimo indiano che nella sua vita non ha fatto nient'altro che riflettere sul senso della vita e che, dopo aver incontrato tutti i grandi maestri del suo tempo, vive lì da solo, convinto che il vero, grande Maestro è quello che ognuno ha dentro di sè. La notte, quando il silenzio è talmente denso che sembra rimbombare, si alza, accende una candela e ci si siede dinnanzi per un paio d'ore. A che fare? "A cercare di essere me stesso", mi ha risposto. "A sentire la melodia." Ogni tanto, dopo la sua passeggiata del pomeriggio nella foresta sulle orme del leopardo che una notte gli aveva mangiato il cane da guardia, saliva le mie scale di legno e io su una piccola bombola a gas riscaldavo l'acqua presa da una fonte vicina per preparare due tazze del tè cinese che mi porto sempre dietro. "Tutte le forze, quelle visibili e quelle invisibili, quelle tangibili e quelle intangibili, quelle maschili e quelle femminili, quelle negative e quelle positive, tutte le forze dell'universo hanno fatto sì che noi due in questo momento potessimo sederci qui, dinanzi al fuoco del camino, a bere tè", diceva, scoppiando in una risata che di per sè era una gioia. E di lì, citando Plotino e Boezio, le Upanishad, un verso della Bhagavad Gita, di William Blake o di un mistico sufi, partiva per delle personalissime teorie sull'arte e la musica o per una confessione del suo "peccato originale": quello di aver sempre considerato l' "essere" molto più importante del "fare"." Il capitolo termina con queste parole, con cui vi voglio lasciare perchè invogliano e soddisfano: "..."Si tratta di capire che la vita e la morte sono due aspetti della stessa cosa." Arrivare a questo è forse la sola vera meta del viaggio che tutti intraprendiamo nascendo: un viaggio di cui io stesso non so granchè, tranne che la sua direzione -ora ne sono convinto- è dal fuori verso il dentro e dal piccolo sempre più verso il grande. Le pagine che seguono sono il racconto dei mie passi incerti" ![]() 9月21日 L'immacolata concezione nell'epoca della sua riproducibilità tecnica: l'inseminazione artificiale di una vergine genera il vero figlio del progresso che uccide la religione.Cosa è successo ancora? Non c'è pace, e la ciclicità dei miei pensieri svilisce ogni sana presunzione. Cos'è questa acida effervescenza? L'inconscio gorgoglia e le mie mani prudono. Pensavo di avere digerito, e invece sto per rigettare. Vomito un bolo di insofferenza e malcontento. Concepisco il feto di un trasporto non corrisposto, abortito al settimo mese. Una gravidanza isterica di illusioni, un'inseminazione artificiale di fantasie sul tuo conto. E dire che mi sentivo sollevata. E oggi ancora quel doloroso sibilo. E temo che sia la delusione. Mi deludo nel scoprirmi ancora invischiata nella voglia di compiacerti. Nell'insensata pulsione di rimediare, all'infinito. Di farti torto e cercar rimedio, industriandomi nel pensiero di te. E se dico "basta" ancora una volta, chi mi salverà dal ridicolo? Chi mi crederà? Io vorrei solo sapere cosa sei, maledettissimo, e cosa rappresenti. *Questo il contesto da cui è stata tratta l'immagine: http://www.gizart.com/art.html* 9月11日 Aggiornamenti (una Jiianna proiettata nello spot Campari) Eccomi qua, più abbronzata del solito. Ho ripreso tutti i miei fottuti chili di troppo, ma in compenso ho mangiato soddisfacenti porcherie spagnole a volontà: boccadillos, tapas e una deliziosa salsa all'aglio che avrebbe stecchito sul colpo tutte le streghe e i maghetti di Hogwarts, incluso quell'innammazzabile nano occhialuto di Harry Potter. Sono stata allo schiuma party dell'Amnesia, dove ho ballato con dei travestiti dal bellissimo corpo da uomo costretto dentro un abitino Chanel e dei tacchi a spillo, roba che mi pareva di essere stata proiettata dentro alla pubblicità della Campari. Li osservavo e pensavo che erano troppo belli per essere veri. Sono stata travolta da un'ondata di ispirazione che dovrà, ahivoi, riversarsi ben presto su qualche foglio; speriamo che l'esito, oltre che catartico, sia anche apprezzabile. Oltre all'immagine di quell'orgia di gente ricoperta di schiuma, di quell'insolita neve illuminata di verde e di rosa che cadeva su di noi, oltre a quei travestiti ultraterreni, nè maschi nè femmine, troppo belli per appartenere a un genere solo, che fluttuavano al tempo di quella musica nevrastenica con la grazia di una geisha, oltre a tutte queste immagini oniriche, dicevo, da questa vacanza mi è avanzata pure qualche certezza in più sul mio conto e qualche spicciolo di saggezza racimolata chissà come (la prova? Mi sono sbucati 3 denti del giudizio in un colpo solo!). Ne sono ben felice, dato che spesso ho come l'impressione di regredire. Ma, come direbbe Max Gazzè, l'intelligenza sta nel considerare il progresso come un aiutino da "Domenica in", e se mi fermo a pensarci su mi accorgo di come, effettivamente, questo tassello di me che sono riuscita a recuperare sia infinitesimale, di come il puzzle sia ancora tutto sfatto. Rimango la più grande cofusionaria incosciente di mia conoscenza, ma credo di aver recuperato un pò di "senso". Oggi mi capisco più del solito. Non mi autocondanno per le cose che provo, non mi castigo per gli obiettivi mancati, non mi artefaccio più del dovuto. Confido di più nelle mie capacità, e se non riesco comunque a essere ottimista, mi astengo anche dall'essere disfattista. E pensate: tutto questo pur essendo all'apice della sindrome premestruale! Eh, sì. Era tanto che non vi parlavo del mio ciclo. Quasi vi mancava, ammettetelo. Non vedo l'ora che mi passino i postumi da raffreddamento schiumapartoso per lanciarmi nelle mie solite mansioni: la mia corsetta serale, l'acqua-gym, tutte le mie faccenducole da geisha casalinga, l'università, il bambino... Stamattina mi sono svegliata proprio bene: ero così felice di essere a casa mia dopo più di un mese di assenza! Ho festeggiato sistemando l'armadio e mettendo in cantina più della metà dei vestiti. Tra qualche mese, se non ne sentirò ancora la mancanza, prometto di darli via. Certo che per me è un problema: con questi 2 kg che vanno e che vengono per tre volte al mese non so mai come vestirmi!, ma questa è un'altra storia... e ora vado a mangiarmi il pollo U__U |
|
|