October 13
We met that night, when the sea ran high...
Oggi ho rincorso uno sconosciuto lungo la strada, credendo che fossi
tu.
Trafelata, l’ho chiamato con il tuo nome, appoggiandogli la mano sul braccio.
Per qualche secondo ancora, quello sconosciuto demoniaco ha continuato a
indossare la tua faccia.
Noi due, tu e io, in quel momento ci siamo guardati dritti negli occhi, potrei
giurarlo, e io ero incredula che tu mi stessi guardando senza riconoscermi.
Solo il sorriso imbarazzato di lui ha come rotto l’immagine che portava sul
volto, svelando un’identità estranea, e io mi sono ritrovata improvvisamente
con la mano sul braccio di uno sconosciuto.
Quanto vorrei potermi rivedere, sapere che faccia ho fatto in quel momento… quando
ho capito che la mia voglia di vederti mi aveva portata a leggere, in ogni
evidente differenza, una somiglianza tale da giustificare la mia illusione, la
mia speranza di incontrarti, almeno per caso.
“Scusa, sei proprio identico a una persona che conosco”, gli ho detto.
Balle. Non ti somigliava nemmeno.
Ma come sia possibile che per qualche istante, e a distanza ravvicinata, un
estraneo portasse addosso i tuoi occhi di bambi no, il tuo naso, la tua bocca, proprio
non me lo spiego. Non senza provare tenerezza.